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25 Gennaio Gen 2018 1341 25 gennaio 2018

MOLESTIE ED ABUSI AL TEMPO DELLA GUERRIGLIA DEI SESSI

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Le molestie sessuali, il disincanto affettivo e la regressione del maschile

Il tema delle molestie sessuali va affrontato da una prospettiva disciplinare larga chiamando in causa i modelli di maschilità, l’organizzazione sociale delle relazioni tra generi, le loro crisi e la messa in discussione di orizzonti espressivi frutto di conquiste chiaramente emancipative della condizione femminile che, nonostante le tante vittime, sono strutturali quanto irreversibili.

La legge, per iniziare

Una delle tematiche più inesplorate del delitto di atti persecutori è quella della perseguibilità o meno del tentativo audace, maldestro o molesto sarà da vedere. Dato che si tratta di un reato assai frequente, per non dire abituale, rivela un trend assai specifico nella configurazione dei rapporti di forza nell’ambiente umano, dove femminile e maschile costruiscono intese comunicative sempre più improbabili. La fattispecie di evento criminogeno lo rende sicuramente perseguibile una volta raggiunta la prova delle condotte persecutorie necessarie a realizzare la messa in moto del processo giudiziale.

Vilipendio al luogo della umanità propria

Se il corpo è il luogo dell’umano, la molestia sessuale appare la subdola riduzione della vita di ego agli appetiti di alter. L’umiliazione della molestia è da ricondurre al sequestro che ego opera sull’intera possibilità-capacità della vita di alter che, potendo esprimere in mille modi diversi la propria specialissima capacità di stare sulla scena del mondo, viene fatta coincidere con il bisogno episodico di alter. Nell’atto prostitutivo vi è una controparte in denaro che sancisce la natura del meretricio basata sulla banalizzazione commerciale del sesso, dato che la qualità dell’umano espressa da un corpo non potrebbe mai esser regolata da una quantità di denaro; infatti in questo caso non vi è un rapporto d’amore, ma una prestazione sessuale. Nella molestia abbiamo la costruzione del corpo dell’altro in vista di una precisa rappresentazione delle esigenze del proprio: ego e alter determinano due esperienze esistenziali che attraversano una zona impervia ed equivoca dell’interazione, dato che alter percepisce ego in un modo che questi reputa non confacente alle proprie espressioni. Catherine Deneuve nella sua famosa intervista, ha semplicemente detto che gli uomini dovrebbero continuare a proporsi nella fattispecie di costruttori di desiderio a partire dall’investimento pulsionale sul corpo femminile, lasciando poi alla donna la scelta di completare il disegno seduttivo, usando i medesimi colori offerti dallo spasimante sulla tavolozza del desiderio. Come suggeriva anche la criminologa Margherita Carlini, i fatti di cronaca che leggiamo in queste settimane riguardano una mentalità maschile abusante che svilisce la sessualità all’interno di una crescente erotizzazione di molti segmenti della comunicazione (in particolare nella moda, nella pubblicità e nello spettacolo), riproponendo una idea residuale del femminile del tutto estranea alle sue culture emancipative.

L’utopia della relazione pura

Il raggiungimento di quella che diversi sociologi hanno definito “relazione pura” tra maschile e femminile, legame basato sulla parità sessuale e sentimentale tra uomini e donne, implica una democratizzazione su vasta scala dei rapporti interpersonali che oggi non può che realizzarsi dentro una cifra emotiva largamente neutra, incline all’indifferentismo a causa della loro incessante moltiplicazione ed anonimità; i contatti tra individui oggi aumentano al diminuire della loro intensità; questa sorta di normalizzazione dell’eccezionale o discretizzazione degli eventi, è la conseguenza sul piano personale del controllo dell’imprevedibile operato dalla nostra civiltà a partire dal calcolo delle probabilità. Il rifiuto dell’eccezione diviene anche il tentativo di padroneggiare la personale componente emotiva con esiti generalizzati di disincanto affettivo. Tutto ciò fa si che l’autorità stessa si inflazioni a misura della sua crescente prevedibilità-lentezza-contestabilità. Sul piano di questi trend storici la vittima designata è il maschile e la sua fattispecie “simbiotica” (la mascolinità) che non trova più un contesto espressivo assimilabile alla attuale democrazia dell’espressione di sé nella sfera privata ed in quella pubblica. Forti sono allora i richiami di una semplificazione regressiva della costruzione maschile dei rapporti tra i sessi.

Sullo sfondo: sessualità come azione sociale

Considerando la sessualità umana maschile o femminile, come azione sociale, ci accorgiamo che non è solo un atto pulsionale, ma anche simbolico, capace di produrre relazioni e derive di potere. Guardando al modo in cui il vissuto sessuale è costruito, non si possono non notare le sue contraddizioni dentro dinamiche sociali assai ampie che comprendono tanto la costruzione delle identità di genere quanto i mutamenti nella loro rappresentazione. Dunque il femminile emancipandosi, chiama costantemente in causa i modelli maschili che ne registrano le dinamiche restituendone l’impatto sotto forma di atteggiamenti (anche discutibili). L’inconscio sessuale maschile muta dopo la forte acquisizione di autonomia delle donne ed oggi sembra reagire alla cultura della parità di genere con forme di nuovo disprezzo. Non dimentichiamo che la storia della maschilità coincide con la necessità di proporre le medesime rappresentazioni sociali di dominio della realtà in una sessualità ritagliata sull’obbligo di rivendicare per sé il modello attivo del rapporto d’amore. Per la cultura dell’Occidente e per la secolare teoria dei quattro elementi – aria, acqua, terra, fuoco - il maschio era solare, mentre la donna lunare, così come “madre” deriverà da materia, col femminile sempre interpretato dentro una sfera di disposizione-possesso maschile e di sottrazione culturale del dominio di sé che la donna guadagnerà molto tardi nella storia sociale europea. Qui commentiamo fatti di cronaca che certamente propongono una deriva criminogena della sessualità maschile, ma non dimentichiamo che questa è un aspetto specifico della maschilità e dobbiamo sempre tener presente che si tratta di questioni contenute dentro processi sociali più ampi, che comprendono tanto la costruzione delle identità di genere quanto il loro rifiuto dentro quadri sociali di banalizzazione del sesso e probabilmente, di patologica definizione del proprio schema corporeo.

La premessa strutturale: l’agonia dell’amore-passione

Il rapporto amoroso determina raffinate espressioni dell’individualità dato che si tratta di un misterioso andare oltre sé in cerca del senso nascosto della propria vita che scorgiamo in chi ci fa innamorare. Provate ad innamorarvi intenzionalmente di qualcuno; sarà impossibile! Nell’amore l’amante ci guarda e da senso alla nostra vita diventandone prezioso testimone che consente di vivere in pienezza i nostri giorni in una società dove nascono ministeri per la solitudine e dove il sentimento amoroso è sempre più prezioso quanto difficile da realizzare. La molestia come rovescio del sentimento, è forse una cifra di tale incapacità-impossibilità. La costruzione del corpo di alter ha certamente a che fare con la rappresentazione del corpo di ego. Si tratta di un processo assai delicato in cui giocano un ruolo la perdita del valore identificante della sessualità e dinamiche convergenti che identificano il corpo ora come luogo principe del riconoscimento di diritti, ora luogo della loro negazione. Le relazioni di genere sono divenute oggetto di continua contrattazione: la scelta e lo scambio determinano il destino della relazione in quanto l’amore come passione al tempo presente, fa si che entrambi i partner traggano benefici reciproci dallo stare insieme. Sul beneficio ci capiamo subito, ma su ciò che è reciprocità facciamo sempre più fatica.

Rossano Buccioni

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