Italobrasiliano

29 Giugno Giu 2014 0010 29 giugno 2014

Dia 2: Cafeteros espresso

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Colombia-Uruguay. Rio de Janeiro. Stadio Maracanã, la mia prima a un Mondiale. Tutti inneggiano a Luis Suarez. Quello del morso a Chiellini e della squalifica di nove giornate e quattro mesi. Lui in campo non c'è, ovviamente. Ma è ovunque sugli spalti, sulle maglie della Celeste indossate dai tifosi, nelle maschere di carta che hanno stampato per sostenere il Pistolero.

Tifosi dell'Uruguay con le maschere di Luis Suarez © Getty Images.

In campo c'è Cuadrado, invece, e si vede. Dribbling tiri, giocate. Poi si accende la stella di James Rodriguez. Stop di petto dando il fianco alla porta, torsione del corpo perfetta, collo sinistro che Muslera sfiora, batte sulla traversa, e si infila in rete. Un gol da fenomeno, segnato da un fenomeno vero. Forse la rete più bella del Mondiale, e io posso dire che c'ero. Anzi, è stato il mio primo gol in un Mondiale. Che esordio, ragazzi.

James Rodriguez scocca il sinistro del vantaggio della Colombia © Getty Images.

Gli uruguaiani ora non cantano più, guardano la partita con i volti spenti e i musi lunghi. Emotivi, come gli italiani, come solo i popoli latini sanno essere. Ci sono ancora 60 minuti da giocare, ma sono avvolti da un gran pessimismo. Anche quando Alvaro Gonzalez esalta i riflessi di Ospina, gridano solo i colombiani. Gli uruguaiani non battono ciglio, non aprono bocca. Hanno ragione, però, perché Forlan non è Suarez. E più ci penso più sono convinto che quel morso a Chiellini sia stata una delle azioni più stupide di una carriera di cui l'intelligenza non è stata certo l'ingrediente principale. Io uno così nel mio Barça non lo voglio.

Un tifoso dell'Uruguay mima il morso di Suarez sulla spalla di un colombiano © Getty Images.

James Rodriguez invece lo vorrei eccome. Il 2-0 lo fa di destro, quasi a porta vuota, al termine di un'azione bellissima, ma è comunque magia anche per il solo fatto che l'ha toccata lui per ultimo. È la sensazione che ti dà un campione, ogni volta che il suo piede incontra il pallone. Lui ha quel qualcosa di speciale, quel luccichio che solo i migliori hanno. E mentre i tifosi colombiani si coccolano il loro pupillo mostrando striscioni che sono autentiche dichiarazioni d'amore, gli uruguaiani sono sempre più mogi. Non ci credono più. E i brasiliani, probabilmente, cominciano a preoccuparsi per un quarto di finale che sarà ancora più difficile dell'ottavo vinto ai rigori con il Cile.

I giocatori della Colombia festeggiano la vittoria © Getty Images.

A me, che sono italiano, viene invece da pensare che se qui ci fossero stati qui gli Azzurri, oggi, non sarebbe andata a finire bene. Magari cerco solo una pallida consolazione all'eliminazione al girone, ma sono quasi sollevato dall'aver evitato di assistere di persona a un Italia-Colombia. Questi sono senza il loro centravanti titolare, quel mostro di Radamel Falcao, e sembrano non accorgersene nemmeno. Fanno paura. Loro giocano, l'Uruguay picchia. Esattamente come mi aspettavo. Ramirez tira un calcione ad Armero, sarebbe da rosso ma Kuipers sventola un giallo per il colombiano e uno per Lugano, che è in panchina e salterà la prossima partita. Che per lui e l'Uruguay non sarà comunque qui in Brasile.

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