Italobrasiliano

8 Luglio Lug 2014 0318 08 luglio 2014

Dias 9 e 10: Tu chiamale se vuoi... emoçoes

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C'è una cosa, più di altre, che rende il Brasile speciale. Non sono le spiagge, né il Carnevale, ma la sua immensa ricchezza e varietà faunistica. Immaginate di uscire qualche chilometro dal centro di una grande metropoli con 2,5 milioni di abitanti e ritrovarvi in mezzo ai capivara. Provate a pensare di ritrovarvi tra le scimmie mentre pranzate in uno dei ristoranti più famosi e frequentati di quella stessa città. A Belo Horizonte può accadere.

Allo Xapuri, tra un piatto di feijao tropeiro, un po' di ferofa e qualche pezzo di carne, ho visto l'Argentina battere il Belgio. In realtà il gol di Higuain non l'ho visto in diretta, perché sono arrivato con un po' di ritardo. Ho visto qualcosa come 75 minuti di noiosa gestione del risultato, con un Belgio decisamente deludente alla prova dei fatti. Ma dopo pranzo, e poco prima di andare via, ho fatto amicizia con i macaquinhos che vivono sugli alberi del locale, a due passi dai tavoli.

Un'emozione molto simile a quella che avrei provato il giorno dopo. Parco di Vale Verde, Betim, alberi, fiori, cachaça, tanti animali. E la possibilità di acquistare lotti edificabili a 130 euro a metro quadro. Tra Arara variopinti e cacatua bianchi, sono entrato in una voliera, con un po' di gelatina, e sono stato letteralmente circondato dai pappagallini. Tre, quattro, cinque, sulle mie braccia, mani, spalle e testa. Erano attratti dal cibo ovviamente, non da me. Tranne uno di loro, completamente disinteressato alla gelatina, innamorato del mio indice sinistro, che ha morso e leccato per tutto il tempo. È stato amore a prima vista, breve ma intenso. L'ho sedotto e poi sono stato costretto ad abbandonarlo. Mio malgrado.

Vale Verde è stata anche l'occasione per assaggiare una delle migliori cachaça del Brasile, accarezzare una gru dalla testa coronata (un uccello amichevole che si avvicina se chiamato e, mi hanno assicurato, talvolta fa pure le fusa come un gatto), mangiare larve di scarafaggio (vi assicuro che non sono niente male) e tenere in mano un piccolo serpente costrittore. Ecco, questo non rientrava nelle prerogative del parco, ma è stato un piccolo regalo che mi ha fatto Andrè, un ragazzo poco sopra i 20 anni, una guida straordinaria che ci ha spiegato in inglese e portoghese tutta la produzione della cachaça, e ci ha accompagnato nella seconda parte della nostra visita. Andrè è preparato, parla le lingue (oltre all'inglese se la cava col francese e lo spagnolo), è gentile e disponibile. Ma dopo la Coppa del Mondo perderà il lavoro, e ancora non ne ha trovato un altro. Il Minas Gerais non è una delle piste più battute dai turisti stranieri, e lui, finito il Mondiale, non sarà più utile.

O magari sì, perché forse il torneo di calcio più importante del mondo ha acceso i riflettori anche su una città e uno Stato che in pochi conoscevano. E magari qualcuno ne parlerà ad amici e parenti, che cominceranno a visitare il Minas Gerais. Allora ragazzi qualificati come Andrè torneranno utili, parecchio, e il loro lavoro sarà un po' meno precario.