Krisis

1 Marzo Mar 2013 1329 01 marzo 2013

Il nuovo e il vecchio regno delle Dee

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Qualche migliaio di anni fa,  gli uomini hanno scisso l’Io dal resto del Sé.




Questo ha reso gli uomini più obiettivi, individui distinti e con caratteristiche estremamente diverse, ha creato un modo per strutturare il tutto in base ad una regola di tipo gerarchica. L’uomo diventato così Io ha avuto la necessità di rincorrere il potere, di dominare e conquistare gli altri, utilizzando lo strumento della ragione, del coraggio, della forza, del desiderio, che erano partorite dal Sé intero. Il conflitto che si è generato ha dato vita all’affermazione della cultura patriarcale, il regno del grande imprenditore capitalista, che utilizza lo strumento della persuasione e del potere, per sconvolgere gli equilibri dell’ecosistema terrestre e non. Il cervello diviso così tra femminile e maschile, tra emisfero destro e sinistro ha innalzato l’uomo ad essere dio, un essere totalmente razionale e materiale, prescindendo dai sentimenti, si è circondato di barriere, credendo che tutti coloro che erano al di fuori di esse, fossero dei nemici da combattere. La donna, per inverso, l’ha plasmata a suo piacimento, per tanto tempo, per troppo tempo. Ora spetta a lei, regina del Sé, di colmare il grande vuoto interiore dell’uomo e della società in generale, rigenerando e attualizzando una società di tipo matriarcale. Un nuovo regno delle dee. Il concetto dualistico, nella prospettiva matriarcale, non ha alcun senso, il maschile e femminile sono due opposti cosmici, come il bene o il male, la vita  o la morte, ma non esiste una divisione. L’intero mondo matriarcale è divino e si venerano due dee, la Madre terra e la Dea del cosmo, la fede fa parte di un sistema di tipo prettamente simbolico dove va per la maggiore l’idea di rinascita all’interno di uno stessa famiglia. Le persone vivono insieme in gruppi, chiamati clan, i quali sono formati secondo i principi di multi linearità e la discendenza riconosciuta è prettamente femminile, infatti, sia il nome del clan che le posizioni sociali derivano dalla madre. Questi clan, sono formati, come minimo da tre generazioni di donne, la madre, le sue figlie e le nipotine, altresì, gli uomini che sono in diretta parentela tra di loro. Le donne vivono insieme per sempre, perché sposandosi, le figlie e le nipoti, non lasciano mai la casa della madre. Questo luogo di ritrovo famigliare  viene così chiamata matrilocalità. La cosa degli uomini è la casa della loro madre e non hanno diritto di vivere nella casa delle mogli. I bambini, non prendono il nome del padre, così non sono considerati come suoi, perché condividono il nome del clan. Per inverso, l’uomo matriarcale è molto vicino ai bambini delle sue sorelle, i vari nipoti e diventa un padre per essi a tutti gli effetti. Questo sistema di linee di discendenza, in aggiunta al modello di matrimonio cosiddetto della comunità, permette alla società di realizzare il principio dell’equità e dell’uguaglianza, attuando dei programmi di impedimento di accumulazione di beni da una specifica persona o da un gruppo specifico. L’ obbligo intrinseco a quello di cui prima riflette una società di massima mutualità, che genera anche a livello socio – politico l’idea della condivisione e non delle idee, applicando dei criteri decisionali individuali, coinvolgendo il popolo tutto, villaggio dopo villaggio, clan dopo clan ad esprimersi  e a prendere decisioni basate sul consenso. A livello economico, ogni clan, è autosufficiente e per far sì che ci sia una sorta di coesione tra i vari clan vengono stipulati degli accordi matrimoniali complessi che cercano di legare i vari clan tra di loro e in maniera continua. Questa condizione fa sì che ogni abitante di un villaggio sia imparentato ad ogni modo. Ma la cosa più interessante di queste società è che non conoscono la proprietà privata, per loro è un concetto che non esiste, ogni casa ed ogni terra, infatti, appartiene al clan ma, il quale, ha solo un diritto di uso su di essi. Il processo di accumulazione, inoltre, è bloccato già a valle, in quanto vi sono ad essere diverse procedure che obbligano i clan più ricchi ad invitare l’intero villaggio a delle feste, offrire loro dei doni, riducendo in tal modo la loro ricchezza. Ricchezza che è in mano alle matriarche che seguono il principio della logica materna, ovvero attuando un sistema benessere centrico, dove l’altruismo e la mutualità sono le caratteristiche principali. Tutto questo comporta una impossibilità a creare profitti, a competere con altre regioni o nazioni, in questi luoghi, l’homo oeconomicus non ha mai messo piede, così come l’homo videns, sembra che non ci sia un vero homo ma tanti uomini e tante donne, che si generano e si autorigenerano in nome della madre e in nome del figlio. Dal patriarcato al matriarcato,  tornerà mai un nuovo regno delle Dee?

Antonio Simeone




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