Krisis

28 Aprile Apr 2013 2252 28 aprile 2013

Arroganza e provocazioni. Obama e Iran...

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L’America continua a sanzionare e l’Iran a provocare.









Obama non è tanto dissimile da Bush – gli Stati Uniti hanno rafforzato le pressioni sull’Iran attraverso le sanzioni, la minaccia di un’azione militare e il boicottaggio clandestino del programma nucleare iraniano. Obama affermava di dialogare mentre continua ad adottare misure pesantissime. A quanto pare l’arroganza degli Stati Uniti continua a mettere in pericolo anche una serie di paesi europei. Una guerra si sa,  sarebbe disastrosa sia per l’Iran che per il mondo intero. Ma è facile illudersi  che sanzioni, anche le più devastanti, constringano l’Iran alla resa sul suo programma nucleare o al cambio di regime. Dal 1986 gli Usa sono in Iran perché?

Pubblico la Lettera  ( una sorta di negoziato ) per far riflettere i miei letteri,  dei membri del parlamento islamico iraniano rivolta a Khamanei, Obama e Ashton del  7 gennaio 2013. Mi piacerebbe sapere perché Obama e perché no anche Ahmadinejad continuino a snobbarsi e ad aggredirsi a vicenda. Forse perché la guerra con la rivoluzione digitale sta diventando sempre più una cyber guerra… L’America ci ha provato ma si sa non ci potrà mai essere una guerra tecnologica senza energia e attualmente l’Iran tra pozzi e uranio ne ha tanta di energia. Da vendere…



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Sua eccellenza Seyed Ali Khamenei

Guida suprema della Repubblica islamica dell’Iran



Sua eccellenza Barack Obama

Presidente degli Stati Uniti d’America



Sua Eccellenza Catherine Ashton

Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari e la Politica di Sicurezza.



Dopo le recenti elezioni presidenziali statunitensi, la popolazione mondiale desidera la pace e la sicurezza internazionale e, assieme a molti politici che si oppongono alla guerra, si aspetta da Voi responsabilità, prudenza e un maggior pragmatismo verso un attenuamento delle tensioni relative al programma nucleare iraniano.

Data l’estrema importanza rivestita dalla scelta dei tempi dei negoziati, noi sottoscritti, già membri del Parlamento iraniano, dando voce al nostro senso del dovere e alle nostre convinzioni profondamente radicate, vorremmo sottolineare i punti che seguono:


  • In questa congiuntura, crediamo che un dialogo trasparente e bilaterale tra il governo statunitense e quello iraniano sul programma iraniano sarebbe efficace e foriero di benefici. Pertanto sosteniamo un tale dibattito. Inoltre, riteniamo che dialoghi diretti continui e senza intermediari si potrebbero elevare ai più alti livelli di entrambi i governi. Fornendo maggiori garanzie per una pacifica risoluzione del conflitto, i dialoghi potrebbero creare un terreno fertile  per importanti discussioni su molti problemi complessi e irrisolti esistenti fra le due nazioni.

  • Il programma nucleare iraniano è una questione vasta, complessa e controversa, sulla quale si ripercuotono problemi internazionali e religiosi, e oltre trent’anni di relazioni ostili tra Stati Uniti e Iran. Di fronte alla tanta buona volontà manifestata dalle popolazioni di entrambe le nazioni, crediamo che se la leadership politica di entrambi i fronti si dimostra risoluta, una soluzione realistica e pacifica al problema non sia fuori portata e possa garantire il successo nell’imminente tornata di negoziati.

  • Uno dei principali fondamentali di qualsiasi negoziato efficace è il riconoscimento esplicito che l’obiettivo dei negoziati è di ottenere una vittoria per entrambi le parti.


Per risolvere il conflitto, pertanto, riteniamo si debba tenere conto dei punti elencati di seguito:

  • Secondo le normative internazionali e gli obblighi incombenti in forza dei trattati, l’Iran ha il diritto di dotarsi di uranio arricchito per fini pacifici. Questo diritto deve essere riconosciuto in modo esplicito, il che significa per l’Iran di arricchire l’uranio fino al 5%.

  • Se l’AIEA deve fermare l’arricchimento dell’uranio al 20% e controllare le scorte di uranio a tale concentrazione, all’Iran va data una garanzia a lungo termine. Una garanzia che consente al paese di avere sufficiente carburante per i reattori di ricerca, con funzioni esclusivamente mediche e scientifiche.

  • L’Iran dovrà accettare l’implementazione del Protocollo Aggiuntivo, un passo da compiere per instaurare la fiducia reciproca. Inoltre, il programma nucleare del paese dovrà essere oggetto di ispezioni tecniche e giuridiche,  e certamente imparziali, da parte dell’AIEA. Un tale passo porterebbe a una supervisione adeguata da parte dell’AIEA.

  • In concomitanza con l’interruzione del processo di arricchimento del 20%, i paesi del P5+1 dovranno creare uno scadenzario specifico per il sollevamento delle sanzioni internazionali da Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti, relative al programma nucleare.


È ovvio che il dossier sul programma nucleare iraniano sia diventato una questione cronica e complessa che, se non risolta quanto prima, potrà mettere in pericolo la pace internazionale e gli interessi di lungo termini di Iran, Stati Uniti, e dei paesi europei.



Distinti Saluti,

I sottoscritti, già membri del parlamento islamico iraniano:

Ahmad Salamatian, membro del primo parlamento, già viceministro degli Esteri, residente a Parigi.

Hasan Yousefi Eshkevari, membro del primo parlamento, residente a Bonn.

Rajabali Mazrooei, membro del sesto parlamento, residente a Bruxelles

Nouradin Pirmoazen, membro del sesto e del settimo parlamento, residente a Kuala Lumpur

Fatemeh Haghighatjoo, membro del sesto parlamento, residente a Boston

Seyed Aliakbar Mousavi, membro del sesto parlamento, residente nel Maryland





di  Antonio Simeone





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