Krisis

7 Maggio Mag 2013 1457 07 maggio 2013

Mario Draghi: Innovatore istituzionale

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“ Un Innovatore istituzionale”. E’ così che è stato definito Mario Draghi, Presidente della Bce, in occasione della laurea conferitagli honoris causa alla Luiss Guido Carli in Scienze Politiche con indirizzo relazioni internazionali. L’appellativo deve le sue ragioni non solo al grande ruolo svolto da Mario Draghi nella realizzazione del trattato di Maastricht e nella redazione del TUF, ma soprattutto al fatto di aver reso possibile con il suo operato l’integrazione tra la policy e la politics, assicurando al contempo il rispetto dei confini tracciati tra la politica e la scienza economica.
Alla cerimonia alla Luiss hanno partecipato importanti personaggi del mondo dell’economia e della finanza e numerosi studenti che sono accorsi all’appuntamento.
Nella sua lectio magistralis Mario Draghi ha ripercorso le origini della grande crisi finanziaria di cui subiamo ancora oggi le conseguenze,sottolineando il valore centrale della politica monetaria.
“Fino a qualche anno fa la politica monetaria era considerata una disciplina da manuale, una tecnica astratta,priva di qualsiasi risvolto pratico. Si era previsto anzi un futuro di gentile e onorevole oblio per questa materia. I primi cinque anni successivi alla crisi hanno rivelato l’infondatezza di tali previsioni. Tutte le banche centrali hanno cercato di adattare le loro politiche monetarie lungo strade fino a quel momento inesplorate.”
“L’epicentro iniziale della crisi- come ha evidenziato il presidente della Bce- fu la liquidità,problema spesso trascurato dal momento che la sua mancanza appariva assolutamente improbabile,All’indomani del collasso dei lehman brothers, i mercati monetari smisero di funzionare. La liquidità necessaria alle banche per rifinanziare gli attivi in scadenza era divenuta molto scarsa. In generale le banche si indebitano a breve o a brevissimo termine nei confronti di risparmiatori con forte presenza con forte preferenza per le disponibilità finanziarie immediate per quella che si chiama appunto liquidità. Quando improvvisamente i risparmiatori si rifiutano di rinnovare i propri depositi personali presso le banche,queste cercano di interrompere il credito che danno all’economia. Se ciò non è possibile, per evitare l’insolvenza , le banche cercano di liquidare per prime quelle attività nel proprio portafoglio che sono trattate sul mercato a prezzi di scambio noti e verificabili,ma il disimpegno finanziario immediato da parte di molte istituzioni finanziarie non può venire simultaneamente se non in condizioni di sofferenza finanziaria generalizzata e per le banche al costo di pesanti perdite in conto capitale.”Il meccanismo di creazione del reddito entra così in una situazione patologica. “Nella seconda fase della crisi, a partire dalla fine del 2011,è stata la mancanza di credito agli emittenti sovrani più vulnerabili ad aver assunto una fase centrale. Si è rivelata tutta la fragilità di un’unione monetaria dove i creditori e i debitori sono sempre gli stessi paesi.
Si verificò ben presto una rivoluzione della struttura dei rischi su cui si erano basati i mercati finanziari fino a quel momento e in particolare una crescita dei premi a rischio legati alle aspettative di un prossimo collasso dell’euro.
I premi a rischio sono premi aggiuntivi che i creditori prevedono di fronte al rischio di non essere rimborsati immediatamente. In condizioni di crisi tutti i premi a rischio aumentano in maniera abnorme perché si esaurisce la capacità degli operatori di mercato di sostenere questi premi.
Mario Draghi ha evidenziato il ruolo centrale seppure non esclusivo della Bce nell’individuazione di soluzioni possibili per uscire dalla crisi finanziaria.
Le decisioni adottate dalla Bce si sono orientate prevalentemente nell’adozione di un sistema di credito illimitato a tasso di interesse fisso ,in modo tale da consentire alle banche di rifinanziare le proprie attività con il proprio credito piuttosto che attraverso svendite di attività sul mercato.
Dalla fine del 2011 la Bce ha avviato le operazioni monetarie definitive per provvedere al rischio di ridenominazione,ovvero al pericolo che qualche Stato decidesse di uscire dall’unione monetaria.
E’ stata offerta la possibilità di acquisti sul mercato secondario da parte della Bce di titoli del debito pubblico con una durata fino a tre anni.
Altra operazione fondamentale è stata la riduzione del tasso di interesse allo 0,5 che è un minimo storico, accordando la disponibilità di liquidità a tasso fisso fino alla metà del 2014.
La Bce gode inoltre di una facility sui depositi e il Consiglio europeo ha valutato la possibilità di ridurre ulteriormente tale facility sui depositi addirittura in territorio negativo, al di sotto dello zero.
L’unificazione dei sistemi di vigilanza nazionale e l’istituzione di un meccanismo europeo per la risoluzione delle banche sono da annoverarsi tra le prossime iniziative per abolire l’identificazione tra banca e sovrano che è all’origine della frammentazione dei sistemi di credito.
Il panorama economico generale tuttavia non sembra poi così oscuro.
Mario Draghi, infatti , nonostante sia preoccupato dei livelli di disoccupazione dilagante che rischiano di innescare forme di protesta distruttive, intravede un clima di minore tensione rispetto al 2011. L’uscita dalla crisi e la crescita economica sono possibili e non un’illusoria utopia, ma perché diventino concrete, è necessario crederci tutti insieme.
Vi è l’ esigenza di mantenere le politiche di bilancio dei paesi dell’area dell’euro su percorsi sostenibili, ma soprattutto occorre la diffusione di un atteggiamento economico solidale. Soltanto sentirsi parte integrante di una nazione e il rifiuto dell’indifferenza all’andamento economico del proprio paese possono determinare il successo economico della società.

Antonio Simeone in collaborazione con Chiara Mancini

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