Krisis

22 Maggio Mag 2013 2059 22 maggio 2013

Noi, artisti startupper baciati dal "Fato"

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Non me ne vogliano i miei amici startuppari, accademici e divoratori di libri che raccontano storie di successo di questa e quell’altra start up. Questo scritto non è dedicato a loro. È dedicato a me, al mio team e a tutti coloro che sognano di realizzare qualcosa di non meramente economico, quanto più di ideale.



Non tutti sanno e sicuramente non tutti ricordano che Tom Anderson era stato acclamato nel mondo informatico come il creatore e pioniere del social networking.  La seconda rivoluzione di internet è stata successiva ad un suo passatempo, quello che inizialmente era un blog  si è trasformato poi in MySpace.

Anderson, non aveva alcuna nozione di ingegneria e scarsissime nozioni informatiche, ma sapeva usare molto bene il pc ed era un assiduo frequentatore di internet.

MySpace era un’idea, una semplice idea, nessun business plan, nessuna struttura, nessun desiderio di ricchezza. Era meramente un gioco, una passione che rendeva il caro Anderson impegnato, per così dire.

Nel luglio del 2005 un tizio di nome Rupert Murdoch, bussa alla porta di Anderson ( metaforicamente intendo) e gli offre 580 dollari in cambio dell’uso di quel suo passatempo.

E comincia la nuova età dell’oro. Yahoo acquista per un miliardo di dollari un altro sito web di social networking e nel 2006 Google paga 1,6 miliardi di dollari YouTube, avviato solo un anno prima da due dilettanti giovani Hurley e Chen.

Nell’antichità si vedeva nelle arti dei modi per riprodurre docilmente e fedelmente la magia della creazione divina: per i greci “L’idea di una ricompensa in denaro era inconciliabile con quella di creazione sotto gli auspici dell’ispirazione divina”. Per dirla con le parole di Bauman:” Nell’antichità fare l’artista era associato alla rinuncia e povertà, al morire al mondo, e non a un qualsiasi genere di successo mondano, e tanto meno pecuniario.

Nel Medioevo e all’inizio del Rinascimento gli artisti si divertivano a dipingere o a raccontare storie di grandi successi accompagnati inizialmente dalla scoperta da parte di ricchi mecenati ,di giovani talenti. In qualche modo prendevo in giro loro stessi.

Prima dell’avvento della modernità, sempre riprendendo le parole di Bauman, “La leggenda dell’incontro con il Fato era appannaggio quasi esclusivo degli artisti; e ciò non sorprende,  visto che coloro che esercitavano quelle che sarebbero poi state chiamate le belle arti- pittori, scultori, architetti e compositori – erano quasi le sole persone che avevano avuto la possibilità di elevarsi dalla loro bassa condizione finendo per trovarsi seduti a tavola con principi e cardinali, se non addirittura con sovrani e pontefici. Tuttavia, con il progredire della modernità le file di coloro che avevano infranto le barriere di classe si infoltirono.”

Molti profondi critici d’arte sostengono che oggi le arti hanno conquistato l’intero mondo dei vivi, anche e grazie soprattutto al web.  Dove voglio arrivare?

Ci sono degli startupper che si definiscono geniali per avere avuto un’idea. Una semplice idea… Leonardo cos’era allora? E tutti gli altri? Chi non sa navigare sul web cos’è? Il mondo non è solo virtuale, è fatto di tante altre cose e ci sono milioni di arti diverse. In questo periodo della vita siamo un po’ tutti artisti, un po’ tutti arroganti,un po’ tutti vanitosi e in realtà tutti schiavi. Schiavi di quello che è adesso il web e non per la libertà, ma  perché ci rende sicuri. Più apprezzati a volte. Tuttavia qualcuno , tanto tempo fa,  che si chiamava Hermann Hesse diceva che un artista morirà sempre di fame perché all’interno della sua borsa avrà solo perle. Quindi, voi artisti della rete, non diventerete mai ricchissimi grazie proprio alla rete, ma riuscirete comunque a mangiare… Sempre che non veniate scoperti dal “Fato”. Non c’è business plan che tenga.

di Antonio Simeone

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