Krisis

28 Giugno Giu 2013 1734 28 giugno 2013

"Innovando" in Italia

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Perché continuare a parlare di innovazione? Credo fermamente che ogni cosa che esiste possa essere migliorata. Ho voluto fortemente intervistare l’Ingegnere Claudio Anastasio perché dovevo spedire una raccomandata urgentemente e ho fatto una velocissima ricerca sul web, così ho trovato la sua invenzione: tNotice, la sua start-up, infatti, permette di farlo direttamente dal pc, saltando file estenuanti alle Poste.





Mi è piaciuta l’idea e l’ho contattato. Non sapevo che fosse stato riconosciuto tra le 175 eccellenze italiane della Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano e che a  soli 20 anni ha conseguito il suo primo brevetto industriale con la batteria intelligente, padre delle moderne batterie in uso oggi su tutti i dispositivi elettronici. Vi lascio alla sua intervista, quella di un vero innovatore, che non critica la Pubblica Amministrazione, ma di converso, l’aiuta a migliorarsi ogni giorno grazie alle sue idee.



1) L’innovazione oggi è diventata un mito, un’utopia, una costante ossessione. Tutti sanno di cosa si tratta, eppure pochi sono in grado di tradurla in vesti concrete. Che cosa intendi per innovazione? E quale strategia ritieni perseguibile per innovare concretamente? Si rende inevitabile una rottura drastica con il passato ?

Pochi comprendono il concetto di “innovazione”, facendo confusione con i termini “ricerca e sviluppo”. La ricerca richiede grandi sforzi in risorse economiche ed è fisiologico l’insuccesso. Nessuno è in grado di garantire a priori se i risultati di ricerca potranno raggiungere l’obiettivo atteso. Molto più spesso i progetti di ricerca vengono chiusi per mancanza di fondi e non sempre poi la ricerca produce effetti industriali. L’innovazione, al contrario, rappresenta il risultato positivo di un progetto di ricerca,i suoi costi per l’industrializzazione sono relativamente molto più bassi, ma il risultato atteso sarà  comunque uno sviluppo economico. La ricerca richiede grandi investimenti per pochi risultati. L’innovazione richiede piccoli investimenti per grandi risultati. Questa confusione di termini produce l’effetto di considerare l’innovazione come un investimento suppletivo alla ricerca, quando invece basterebbe comprendere che è solo attraverso l’innovazione che si produce reddito ed economia, non il contrario. Più che una rottura con il passato vedo necessario cambiare il paradigma attuale, tutto italiano, che considera l’innovazione alla stregua di una scommessa. E’ un difetto di pensiero che ci penalizza. La morsa economica internazionale, e quella italiana in particolare, ci ha rivelato che il Re è nudo. Politici ed economisti alle prese quotidiane con voli pindarici, per scoprire la ricetta magica del buon governo che in realtà non esiste. Abbiamo invece la possibilità straordinaria di trasformare difetti in virtù. Manovre conservative e di revisione della spesa servono a poco. Utili nell’immediato, ma responsabili di una falsa percezione del problema. Sarebbe come intervenire chirurgicamente per ridurre un grave stato di obesità. Se poi non si cambia regime alimentare,dopo pochi mesi si tornerà non solo allo stato precedente, ma ad una condizione peggiore. L’Italia ha avuto negli ultimi decenni una bulimia convulsiva che  stiamo curando nella maniera sbagliata, facendola diventare anoressica. Servirebbe un’alimentazione sana per il nostro paese che non può non essere rappresentata dall’innovazione. Innovare, ma innovare veramente, può incrementare di oltre 3 punti il PIL nazionale, ovvero circa 46 miliardi di euro. Nessuna manovra finanziaria può produrre un gettito economico così alto, ed in così poco tempo. Innovare è considerare ogni punto di arrivo un punto di partenza.



2) L’idea della raccomandata elettronica è una soluzione innovativa che ben si adatta alle nuove esigenze di velocità e di efficienza ormai dominanti. Come ogni nuova idea, è destinata ad essere interiorizzata dalla società, prima di divenire oggetto di condivisione su larga scala. In che modo la comunicazione  al pubblico può giovare alla realizzazione di una start up? E quali i consigli per  superare le barriere della diffidenza nei confronti delle novità?

La forza delle idee è superiore a qualsiasi handicap finanziario o culturale. Tre anni fa un piccolo investitore mi chiedeva: “Come pensa di fare concorrenza al colosso Poste Italiane?”. Con la forza dell’idea che è alla base del processo innovativo. Così l’idea è diventata progetto, attirando l’interesse degli investitori stranieri, del governo italiano e dei governi esteri. tNotice oggi ha un piano industriale credibile e una visione proiettata a 10 anni. Mentre stiamo per entrare sul mercato italiano iniziamo a programmare l’espansione all’estero ed il futuro sviluppo della successiva tecnologia. Ogni novità, anche la più piccola nelle nostre quotidiane abitudini di vita, crea una reazione di difesa dal cambiamento. E’ nella natura umana. Bisogna considerare la diffidenza come una variabile nota e prevedibile nel modello di business, per aiutare il processo evolutivo, culturale e sociale, verso le nuove tecnologie. Il complesso delle tecnologie e delle innovazioni che sono alla base di tNotice sono state progettate per creare un ponte generazionale, per essere utilizzata dal pensionato in una modalità tradizionale, e in una modalità digitale per utenti e professionisti con un’alfabetizzazione informatica più contemporanea, passando da uno stadio all’altro senza difetto di continuità.



3) “La comprensione nasce dalla capacità di gestire. Ciò che non siamo in grado di gestire ci è «ignoto»; e l'«ignoto» fa paura. “ (Z. Bauman)

Ciò che è nuovo fa paura e tende solitamente ad innescare un sentimento di scetticismo.Quali gli ostacoli incontrati nell’ ambito della pubblica amministrazione relativamente alla possibilità di un uso generalizzato ed esclusivo della raccomandata elettronica? In che modo è possibile implementare l’adeguamento della burocrazia statale all’efficienza tecnologica?

Il bambino ha paura del buio, poi crescendo, quando non è patologica, non ne ha più timore, perché lo conosce, lo vive ed è una costante del suo quotidiano. Fa paura ciò che non si conosce. Il servizio della posta raccomandata non cambia, cambia la modalità di erogazione: più veloce, più facile, senza più fila allo sportello e gratuito, per tutti, per sempre. La Pubblica Amministrazione non ci ha ostacolato, ci ha invece aiutato, perché tNotice risponde e risolve i problemi della burocrazia nelle comunicazioni con il cittadino: digitale, immediata, verso tutti (non serve la PEC - posta elettronica certificata) e gratuita. Solo la Regione Sicilia spende ogni anno circa 10 milioni di euro per le raccomandate (fonte Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea). In Italia  si registra una spesa complessiva di 936 milioni di euro. Quanti investimenti potrebbero fare le Aziende e Pubblica Amministrazione risparmiando quasi 1 miliardo di euro l’anno? Quanti benefici per il cittadino che non si vede più costretto a fare la fila per ritirare la missiva? (Nel 2012 circa 6,47 anni complessivi passati in fila per la posta raccomandata). Inoltre tNotice è l’unico strumento di comunicazione a firma ad avere valore probatorio in giudizio in applicazione alla Sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 10021/2005.



4) ”L’investimento è volatile, incostante ed irrazionale. Il mondo dell’economia è governato da una incontrollabile e disobbediente psicologia”( Keynes). Ma ci si può davvero abbandonare all’istinto nelle scelte economiche o risulta imprescindibile un’analisi razionale?Alcuni analisti economici hanno parlato a tal proposito di “market timing”. In che misura il successo di una start up dipende da una pianificazione strategica ex ante?

Il progetto di tNotice nasce nel 2008. Oltre 15.000 ore di lavoro; 5.000 pagine di specifiche tecniche raccolte in 12 volumi; 6 brevetti e 2 segreti industriali. Il successo non si improvvisa. Le scommesse non ci appartengono. Quando si parla di (piccole) imprese o start-up si suole attribuire ad esse il carattere di una scommessa. Tutto il team di tNotice ha scelto di investire sulle nostre capacità, sulla base di ragionamenti solidi, progetti, strategie ed intuizioni. Non abbiamo mai lasciato nulla al caso e non ci siamo mai affidati al magic happens (sperare che qualcosa magicamente accada), costruendo mattone dopo mattone la nostra piccola realtà calibrando ogni singolo passo, misurando ogni mossa. Aggrapparmi ad una fortuita possibilità affidando al caso il futuro mio e del mio team non rientra tra le mie scelte. Quando si parla d’impresa, io non scommetto.



5) “La fortuna di avere talento non è sufficiente; bisogna avere anche il talento di avere fortuna.”(Hector Berlioz) Quale il rapporto tra talento e fortuna nella fondazione di una startup?

Il talento che auguro a tutti è l’abilità di disimparare. Questo atteggiamento alimenta una sana curiosità olistica e aiuta a sviluppare la capacità ad “imparare”. Un ingegnere - ma potrebbe essere medico, avvocato, etc. - dopo un percorso di 10 anni di scuola inferiore, 5 anni di scuola superiore, magari altri 3 anni di specializzazione e 2 di praticantato, impiega 20 anni (un quarto della vita) per decidere, per esempio, come disegnare un ponte. Se poi i requisiti del progetto cambiano inizia una serie infinita di correzioni che produrranno sicuramente un lavoro perfetto sotto il piano tecnico, ma sarà come andare da Roma a Milano passando per New York. Il suo ego lo condiziona, gli dice che dopo 20 anni di studio lui sa come si fa. L’unica cosa che non sa è disimparare, per imparare nuove cose. La fortuna accompagna il talento, ma non il contrario, è un catalizzatore non una caratteristica. La fortuna da sola non basta. Se si vuole andare lontano serve molta competenza.





6)   Ci sono le basi perchè le startup possano diventare un motore di crescita per ridare impulso al sistema economico? Quali le principali carenze nel mercato italiano? Mancanza di fiducia nei giovani o mancanza di mezzi?

Un pesciolino mentre nuota chiede ad un pescatore: “mi scusi, mi sa indicare la via per l’oceano?”. Ed il pescatore risponde: “ma ci sei dentro!”. L’Italia nuota nell’oceano dell’innovazione, ma non se ne accorge, non ci accorgiamo di quanti talenti abbiamo in Italia, non ci accorgiamo delle eccellenze che ci sono nella Pubblica Amministrazione, vivendo nella falsa percezione di un modello anacronistico. Non manca la fiducia nei giovani, mancano i giovani alla dirigenza del nostro paese. Siamo un paese gerontocratico, incapace di interpretare i bisogni per lo sviluppo competitivo del nostro Paese. Il Decreto Crescita 2.0, che ha introdotto anche la nuova figura giuridica di “start-up innovativa”, è un atto storico rispetto all’inerzia del passato, tuttavia non disegna alcuna strategia a lungo termine. Fare riforme sull’onda suggestiva di una moda digitale senza fissare obiettivi raggiungibili e misurabili a medio e lungo termine significa far arenare i progetti di innovazione al primo ostacolo. Siamo governati da “vecchi”, eppure i nati dopo il 1970 sono oltre 28 milioni di italiani, la metà del paese, ma se si contano le persone che oggi dirigono la nostra nazione, la nostra industria, la nostra forza produttiva, dai segretari nazionali di partito ai primari di ospedale, si osserverà che solo il 5% di essi sono nati dopo il 1970. L’Italia è guidata da persone che non sono più in grado di interpretare il futuro. Per costruire risparmio privato e alimentare una spesa pubblica folle, è stato costruito uno stock di debito pubblico smisurato, zavorra per qualsiasi ipotesi di investimento produttivo; per tenere alti i livelli salariali dei già tutelati, hanno abbassato i livelli salariali di ingresso e i meccanismi di crescita dello stipendio per i neo assunti; per continuare a pagare trattamenti di quiescenza senza pari al mondo per quantità e età pensionabile, hanno tolto ogni ipotesi umanamente accettabile di tutela previdenziale alla mezza Italia degli under 40.

Serve coraggio, visione e leadership e l’Italia può ripartire.



di Antonio Simeone

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