Krisis

28 Agosto Ago 2013 1855 28 agosto 2013

Manifesto per startupper incavolati

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So che imbrogliare è sbagliato e so che sto imbrogliando, ma le cose stanno così, la realtà è questa.





Si sa che la vita, e qualsiasi scelta, è una fregatura, ma questa consapevolezza è ormai accettata in modo talmente universale da escludere qualsiasi alternativa. Tutti sanno che tutti barano, e se non lo facessi anch’io soffrirei per la mia onestà. È la fine della filosofia. È il pensiero degli startupper, ma quali startupper?

Torniamo indietro. Antonio Lupetti negli ultimi giorni ha parlato di fondi, di startup e di quanti inganni queste due parole insieme hanno partorito.  Il fondo Hi – Tech per il Sud, della dotazione di 153 milioni di euro di natura pubblica fattivamente, ha finanziato alcune “scatole vuote”, fallite immediatamente dopo e alcune società che poi hanno trasferito la sede in regioni del Nord.  La politica è all’interno di tutti questi “affari”. I miei amici, alcuni diversi piccoli imprenditori, si sono limitati a rispondere che:” L’Itaglia è questa e che non la si può cambiare, che all’estero è diverso e così via”. A quanto pare gli imprenditori italiani non si sanno più incavolare, sembrano come rinchiusi in una gabbia, che di fatto gabbia non è, ma ha un nome: Crisi.

Solitamente quando un bambino smette di piangere, di arrabbiarsi, si ammala.  E non prova più le emozioni o meglio, queste vengono limitate. Come se il corpo creasse una sorta di corazza nei confronti del mondo esterno.  A quanto pare questo il potere lo sa bene e utilizza la scusa della crisi per ammonirci, per circoscriverci, per ingabbiarci. Vai all’estero che si sta meglio,  simbolicamente significa scappa dalla realtà. L’estero è il mondo dei balocchi.

Alcuni miei ex colleghi di università e parlo di luissini, 110 e lode e con un inglese perfetto sono in Germania a lavorare come stagisti e passano da un’azienda all’altra perché queste aziende “virtuose” non si vogliono fare carico di tutto lo stipendio, contributi e così via.

Cosa fare allora? Piangere non serve, ma almeno sarebbe un’emozione. Rimanere bloccati e illusi da tutti questi fondi, da tutte queste Apply non può che però portare frustrazione e poi depressione nel medio periodo.  Perché piuttosto che tentare nella fortuna, che poi fortuna non è, di ricevere un finanziamento, non andare direttamente alla fonte di questi problemi e incavolarsi? Oppure perché non utilizzare tutte le nostre potenzialità, ovviamente inespresse e cominciare a lavorare sul serio, per noi, senza attendere un feed o altro? Cavolo, abbiamo perso il coraggio di prenderci le cose? Ci sono 110 milioni di euro per le startup, così dicono. Ma dicono anche che saranno veicolati dagli acceleratori e dagli incubatori. Protestiamo e facciamolo insieme.

Un giorno Pier Luigi Celli, quando gli chiesi l’autorizzazione a realizzare un evento, mi disse che dovevo alzare la voce. Noi giovani imprenditori dobbiamo alzare la voce. Facciamoci sentire e non disuniamoci, perché è quello che il potere vuole. Si sa l’Italia non vuole l’innovazione, è risaputo. Ma noi sì, diventiamo parte del cambiamento, creiamo noi la rivoluzione e non come quella tanto manifestata da Grillo. Nessuna parola ma mera espressione. Diamo sfogo alle nostre potenzialità, lavoriamo ma senza indebitarci, facciamo gruppo e aiutiamoci a vicenda.

Qualora non accada farò mio l’invito che era di Schiller nell’ode alla gioia: “ Guarda in alto e da qualche parte forse troverai Dio”. E Dio non è un seed, ma è una parte di noi tutti.

Antonio Simeone

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