Krisis

29 Settembre Set 2014 0039 29 settembre 2014

Goldman Sachs e Fed: il carnefice e la vittima?

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La Fed succube di Goldman Sachs.” E’ questa l’accusa che da giorni circola su quotidiani e blog di ogni sorta. La storia è clamorosa e ha come protagonista una donna, Carmen Segarra. Una funzionaria della Federal Reserve di New York, l’ufficio preposto alla sorveglianza degli istituti di credito, licenziata senza giustificato motivo dopo soli sette mesi di lavoro. Anzi un motivo vi era eccome. Forse proprio il fatto di aver sorvegliato in maniera eccessivamente diligente. Prima di essere licenziata tuttavia la Segarra ha registrato ben 46 ore di sedute degli ispettori della Federal Reserve. E qualche giorno fa le registrazioni sono state pubblicate dalla National Public Radio.

Ecco scoppiato lo scandalo. “Shadowy”: così vengono definiti i comportamenti della Goldman Sachs, per l’esattezza, torbidi. Ma nessuno ha avuto il coraggio di andare fino in fondo, almeno fino ad ora.

In ogni caso procediamo per gradi.

Nel 2011, anche in seguito al rafforzamento dei poteri di vigilanza, la Fed di New York assume nuovi ispettori per la vigilanza, tra cui Carmen Segarra. Ha studiato alla Sorbona di Parigi, alla Columbia e Cornell University, infine Harvard. Poliglotta, parla inglese francese spagnolo e italiano. Un curriculum prestigioso che le consente di prendersi carico di un dossier sulla Goldman Sachs. Ed ecco che si iniziano ad intravedere le prime irregolarità.

Dalle registrazioni risalenti al 2011 e 2012, appare sospetto di illegalità un accordo di Goldman con Banco Santander per rilevare dall’istituto spagnolo crediti deteriorati determinando così un miglioramento della sua solidità patrimoniale. L’operazione viene peraltro comunicata via e-mail dando per acquisito un “via libera” della Fed che non è mai stato dato. Nonostante questo, nel corso di una riunione con i manager di Goldman, Mike Silva, il funzionario senior responsabile della supervisione della Fed sull’istituto, non osa chiedere spiegazioni . “Erano tutti spaventati da Goldman”, commenta Segarra. “E penso che fossero un po’ confusi su chi fosse il loro datore di lavoro”. Una situazione descritta come “regulatory capture“, ovvero il regolatore viene catturato da chi dovrebbe disciplinare. E non è ancora finita. Infatti ancora più sconvolgente risulta essere secondo le dichiarazioni di Carmen Segarra la mancata adozione da parte della Goldman di una policy sul conflitto di interessi. Tale carenza è divenuta evidente nel 2012, quando Goldman ha assunto il ruolo di a consulente nell’acquisizione della società energetica El Paso da parte di Kinder Morgan, gruppo di cui Goldman stessa deteneva una significativa quota azionaria. L’ex esaminatrice, licenziata dalla Fed poco dopo, sostiene che due divisioni della banca erano del tutto sprovviste di un documento che regolasse la materia. Silva e altri funzionari della Fed hanno respinto le accuse sostenendo che la banca abbia sempre adottato adeguate misure in proposito. Nel codice di condotta aziendale, in effetti, c’è una sezione che si chiama così, ma “solo un paio di paragrafi e molto generici”.

: «Respingiamo categoricamente le accuse all'integrità della nostra supervisione delle istituzioni finanziarie» così si è difesa la Banca Centrale in un comunicato aggiungendo anche che il licenziamento della Segarra sia da attribuire a ragioni di performance. Nulla quaestio allora?

In realtà la questione c’è ed è ancora aperta. Intanto l’inchiesta di Pro Publica ha rivelato come fin dal 2009 la Fed abbia assunto una cultura interna permissiva e lassista nei confronti della banche, una sudditanza che ha reso gli organi preposti al controllo conniventi con i responsabili del crac del 2008. I regolatori bancari non sono riusciti ad evitare la crisi e a fare il loro lavoro correttamente non perché non avessero a disposizione gli strumenti adeguati , ma perché hanno preferito scoraggiarne l’utilizzo. Sull'intera vicenda vuole ora intervenire il Congresso. La senatrice Elizabeth Warren del Massachusetts, considerata la “la bestia nera” delle banche, ha chiesto audizioni parlamentari, affiancata dal collega Sherrod Brown dell'Ohio.

Certo è che le registrazioni pubblicate in questi giorni parlano da sole e che la possibilità di conoscerle si deve al merito di una donna che ha avuto abbastanza coraggio per combattere contro il sistema, nonostante ciò abbia significato per lei la perdita del lavoro, nonché il peso di cause legali e calunnie. Per ora non ci sono né vinti, né vincitori. Solo delusione. Ma forse nemmeno quella. Dopotutto, forse,non sapevamo già che le banche alla fine riescono ad avere sempre ragione?

o no?

Probabilmente la Fed starà già pensando che questo episodio possa essere soffiato via come le crisi passate. Ma non è così, o perlomeno non dovrebbe essere così. Soltanto il futuro ci darà una risposta in proposito. Certo è che la Fed sembra essere inchiodata in una gola profonda e che uno scandalo del genere non potrà passare inosservato.

Antonio Simeone