Krisis

28 Ottobre Ott 2014 1554 28 ottobre 2014

Gli amici di Vincenzo

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Ci vedevamo alcune volte anche dopo la scuola, nel suo quartiere era un “piccolo Boss”, i ragazzini davano retta a lui. Solamente a lui. E come in ogni organizzazione gerarchica c’erano gli anelli forti e man mano sempre quelli più deboli.

Non potrò mai dimenticare quel pomeriggio, quel viso. Era molto pallido, era povero, era un bambino. Aveva una decina di anni e tutti lo usavano. Per qualsiasi cosa. Il quartiere sapeva bene, tutti sapevano bene ma nessuno parlava. Nessuno si metteva contro la ferocia del mio amico e dei suoi adepti.

Gli dissero di spogliarsi, lo fece, mostrò il suo membro al pubblico. Lo schiaffeggiarono, e gli infilavano qualsiasi cosa nel didietro. Lui non si lamentava, non diceva nulla. A volte tentava di scappare ma era ingabbiato. Mi dissero di fare qualcosa, di giocare anche io con il suo corpo. Il mio amico dava gli ordini. Faceva finire o iniziare il gioco e lo stesso bambino gli era grato. Come tutti gli altri. Come se la sua vita fosse nelle sue mani.

Non ebbi il coraggio, non lo toccai. Ma neanche lo aiutai. Avevo paura. Tutti avevamo paura. Solo il mio amico no. Allora presi un pallone e dissi che era meglio giocare. Per fortuna il gioco finì. Ma ogni pomeriggio era la stessa storia. E le ragazzine si fermavano ad osservare e a volte erano ancora più crudeli dei maschietti.

Da quel giorno sono cambiato, mi sono allontanato dal mio compagno, non posso fare il nome, è tra i miei amici di facebook, ma vorrei che leggesse quanto scritto. Sai la vergogna? Adesso è un imprenditore affermato… E lui? Voi vi chiedereste e lui, quel bambino. È morto. Scelse lui di morire e non metaforicamente.

Mi sento in colpa, terribilmente. Mentre scrivo ho dei brividi e come lui non riesco a piangere. Lui non piangeva, era morto, già da tanto tempo. Perseverava, forse cercava una piccola luce in un oceano di buio. Nessuno lo ha aiutato. Nessun amico. Nessuno. Preti, psicologi, insegnanti. Nessuno. A scuola veniva ridicolizzato perfino dagli insegnanti. Nessuno. Neanche io. Lo dissi ai miei genitori, i quali parlarono con i genitori del mio amico. Ma niente. Non gliene importava niente a nessuno.

L’adolescenza proseguiva non senza problemi, da quasi alpha, ero diventato uno dei tanti. Forse un po’ più sfigato, i brufoli mostravano i miei cambiamenti e maturavo una sorta di risentimento nei confronti dei bulli, degli arroganti, del potere. Semplicemente non esistevo e se mi davano fastidio, la violenza diventava un’arma di difesa. I professori se ne sono sempre fregati. Vigeva la legge del più forte. L’intelligenza, il merito non servivano a nulla. Ci voleva tanta astuzia, coraggio e aggressività per sopravvivere. Per non subire i maltrattamenti dei bulli.

Quando ho cambiato città mi sono sentito diverso. A volte l’ambiente aiuta. Come fanno ancora a dire di no? Sui bambini si scrivono libri, tanti, eppure continuiamo a maltrattarli. A maltrattare il bambino che è dentro di noi…

Fino a ieri avevo messo da parte questa storia, forse per sopravvivere, per continuare a sopravvivere, l’avevo chiusa con il lucchetto in una parte buia di me stesso.

Ho ritrovato la chiave quando ho letto della notizia di Vincenzo, il ragazzo di Pianura, seviziato con un compressore da un ventiquattrenne. Gianluca Varisco, Head of Global Security della Rocket Internet, ha promosso una raccolta fondi per sostenere la famiglia di Vincenzo. Appena ho saputo dell’iniziativa, ho fatto una piccola donazione. Così, istintivamente, senza ricordare nessuna storia. Era lui che parlava, quel bambino. il bambino dentro di me all’adulto. Ma questa è un’altra storia…

Chiunque può aiutare Vincenzo con una donazione libera accedendo on line al sito http://www.kapipal.com/amicidivincenzo

Antonio Simeone