Krisis

7 Febbraio Feb 2015 1011 07 febbraio 2015

Algoritmi di trading e … La pace nel mondo.

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Una gabbia. Un topolino. Un ricercatore. Una tazza con il cibo. Una scarica elettrica quando il topolino inizia a mangiare. Ogni volta. Il topo somatizza, inizia ad ammalarsi. Lentamente, o meglio, precocemente muore.

Una gabbia. Due topolini. Un ricercatore. Una tazza con il cibo. Una scarica elettrica quando i due topolini iniziano a mangiare. Ad entrambi. Ogni volta. I topolini non somatizzano. Litigano. Si azzannano. Devono scaricare la tensione…

“Chiamiamo piacere solo ciò che non è abituale. Se provassimo di continuo il piacere di mangiare con appetito, non lo chiameremmo piacere, bensì esistenza e natura. Non bisogna dire che la felicità è quel momento che non vorremmo cambiare con un altro. Diciamo piuttosto che la felicità è quel momento che non vorremmo cambiare col non – essere. “

Aveva ragione Montesquieu e non aveva il pc. No. E non aveva internet. No. E non aveva Excel o Matlab, e no, non aveva nemmeno così tanti stimoli. Non scriveva algoritmi di trading. Non li seguiva. Non li vendeva. Non li ottimizzava con la swarm intelligence. Intelligenza dello stormo? Quello osservava gli uccelli e si godeva il momento. Forse no. Ma gli usciva una poesia. O forse ancora no. Ma non li usava per creare numeri su numeri. Previsioni su previsioni. Viveva al presente. No. Neanche questo.

Mi è rimasta una frase legata al trading. La lessi in un libro in inglese. Ero giovanissimo. “ History repeats itself”. Mi è rimasta impressa per tanto tempo, troppo, nella testa. E sta ancora qui. Nel 2000 ho letto un libro meraviglioso: “Devil Take the Hindmost: A History of Financial Speculation”. Devo ammettere che ha influenzato molto i miei libri usciti qualche anno fa “ Psicheconomia” e “ Visioni e illusioni di una nuova economia globale”.

Ero un idealista. Un utopista. Credevo di poter cambiare il mondo. Ero come le aspiranti miss. “ Il tuo sogno?” “Voglio la pace del mondo”. Ero intelligente. Credevo di essere intelligente. La gente diceva così. Ma ero un idealista e un utopista. Non potevo essere intelligente. Non ero attaccato alla realtà. E allora a cosa serve l’intelligenza? Di sicuro a questo punto non alla sopravvivenza.

Perché ho svenduto il mio cervello al potere e ai ricchi?

Forse ricorderete il film “Prova a prendermi” e la frase di Frank William Abagnale Senior: “Due topolini caddero in un secchio pieno di panna; il primo topolino si arrese subito e annegò, il secondo topolino non voleva mollare si sforzò a tal punto che alla fine trasformò quella panna in burro, e riuscì a saltar fuori; signori da questo momento io sono quel secondo topolino.” Sappiamo tutti come è andata a finire…

Perché questo articolo?

Nell’ultimo periodo mi stanno succedendo tante cose positive. Forse troppe. Gli algoritmi vanno meravigliosamente bene. E chi li segue guadagna bene. Siamo tutti felici e contenti. In realtà no. Viviamo di attimi di felicità. Ok, non filosofeggiamo. Ma sono sicuro di una cosa. La storia si ripete. Non durerà a lungo. Ci saranno periodi dove si guadagnerà poco e magari si perderà – spero davvero poco – e poi si ritornerà a vincere. Il mio Master dice che abbiamo trovato l’Holy Grail. E gli credo. Ma proprio perché gli credo ho paura. E lo scrivo. Così la paura non si trasforma in ansia e diventa qualcosa di tangibile, o meglio, di riconoscibile.

Come sopravvive un trader alle pressioni?

Hanno scritto migliaia di libri sull’argomento. E io non ne ho letto neppure uno. Semplice non sopravvive,se si lascia schiacciare dalle emozioni. Sopravvive , e bene, se si distacca. Tutto sta nella filosofia. Gli antichi sapevano tutto meglio di noi, forse solo i selfie non gli venivano così bene. Ebbene non occorre neanche tanta filosofia per essere felici, si devono soltanto assumere idee per lo più sane. Come la swarm intelligence per me e come vivere il presente per voi. No. Non è vero.

È che ho preso la decisione di non vedere più la televisione, di leggere solo alcuni articoli sul web, di ridurre al massimo il rumore. Di prendere le distanze da quello che vuole confondermi. Dal mio sogno. E qual è il mio sogno? A parte quello di mostrare e creare numeri che fanno più numeri? Di leggere solo buoni libri. E ce ne sono tanti. Troppi. È anche il sogno di Paolo Savona, uno dei miei Maestri. È ancora lì. Forse a quest’ora a leggere. Un buon libro, accanto alla scacchiera. All’una di notte. Ad emozionarsi. Ancora e ancora. A circa ottant’anni. Ma è un’utopia o è un sogno? Questa è la domanda che non avrà mai una risposta. Or dunque non saremo mai felici. Ma possiamo soffrire il meno possibile. Sì possiamo. Una scacchiera e un buon libro. Mi piacerebbe fare come lui. Ma perché non lo faccio? Cosa mi manca? Sono ancora legato ai numeri e a me e per adesso è meglio così. E adesso ascolto la canzone dei The Byrds – Turn Turn Turn

A time to gain, a time to lose

A time to rend, a time to sew

A time to love, a time to hate

A time of peace, I swear it's not too late!


Antonio Simeone

@simeoneantonio1