La moda del lento

7 Febbraio Feb 2013 1646 07 febbraio 2013

Un romantico a Milano

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Credo sia capitato ad ogni Milanese di soffermarsi sul naviglio grande ad assaporare uno di quei tramonti in cui l’acqua si accende di un rosso scarlatto e la sbiadita cartolina di una Milano grigiastra sembra ritoccata dall’abile mano di un pittore impressionista.

E’ una di quelle sere in cui una velata nostalgia si mescola nel silenzio nebbioso dei navigli e non lasciarsi andare a qualche romantica evasione sarebbe davvero un delitto.

Lo storico ristorante “El Brellin”, sorge in uno degli angoli più pittoreschi e fotografati della zona: tra il vicolo dei lavandai e il Naviglio grande, proprio quel posto dove le lavandaie inginocchiate sul “brellin” di legno strofinavano i panni dei clienti con il “paltun” acquistato nella storica drogheria di Maria Bambina.

“La cativa lavandera la treouva mai la bòna preja” (la lavandaia svogliata non trova mai la pietra giusta), dice un vecchio proverbio Milanese, non si può dire lo stesso di Andrea Rossi che 4 anni fa ha acquistato il locale con la sorella-diventando poi nel 2012  presidente della società condivisa con Enrico. L’atmosfera del luogo è rimasta intatta nel tempo, ma piccoli dettagli di gusto, sia in senso estetico che in senso culinario, hanno contribuito a creare un’impronta personalissima. "Ricercare, rinnovare, sperimentare, alleggerire, equilibrare: a questi cinque principi mi ispiro creando volumi e sapori che traggono origine dalla cucina tradizionale e si fondono nello "stil novo" della cucina di qualità" afferma Alessandro Rimoldi-Chef- in tal modo la tradizione indossa il suo abito più raffinato, ma in un clima di familiare convivialità.

Un piccolo ponticello separa la tentazione dalla soddisfazione, conducendovi all’ampio ma caldo ristorante, impreziosito da una bizzarra collezione di giochi dell’oca (rigorosamente d’epoca); non importa se in compagnia o a lume di candela, l’atmosfera è per tutti i gusti e per tutti i gesti: compreso il taglio della cotoletta da dividere con l’amata (si sa in tempo di crisi..!) e se siete al primo appuntamento potrete giocarvi una carta curiosità: il vicolo, come si può leggere, si chiama “dei lavandai” e non delle lavandaie, questo perché durante l´ottocento erano prevalentemente gli uomini a svolgere il lavoro di pulizia e lavaggio, lavoratori che, sin dal settecento, si erano perfino riuniti in una confraternita: la Confraternita dei Lavandai.

Questo è solo un consiglio per il resto, come si sa, al gioco dell’oca è tutta fortuna!

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