La provinciale

28 Novembre Nov 2015 1000 28 novembre 2015

La nemesi dell’Antoniano

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Peggio dei Rolling Stones nei loro anni ruggenti, peggio di uno di quei rapper maudit pieni di tatuaggi, a Locarno i tre tenorini del Volo sembravano aver dato prova di pessime e insospettabili maniere: Il che era stato un sollievo. Ci mancava solo mettessero le loro facce sui cereali consigliati ai ragazzi, quelli per una dieta sana col frumento cento per cento integrali, tanto erano affidabili, rassicuranti, veniva voglia di tenerteli in salotto insieme alla gondola di Venezia e il centrino all’uncinetto, erano la continuazione (acerba) e senza ulivi di mezzo dell’albanocarrisismo, il volto educato della gioventù patria esportabile anche all’estero – la già infaticabile biografia abbonda di viaggi in angoli lontanissimi di mondo, pensate pure a un punto remoto del globo terracqueo, che so: il Perù, il Guatemala, ecco, probabile abbiano espugnato anche quello. Sempre lì in giacca e colletto, stirati e pettinati a intonare tra un acuto e l’altro anche il famigliarmente apprezzatissimo album con le canzoni di Natale. E poi questo pasticcio disdicevole, le voci della camera d'hotel a soqquadro, l’albergatore amareggiato, l’onta infernale che si stava abbattendo come un anatema sulla fama immacolata e sul target. Quasi avevamo tirato un sospiro di sollievo per la rientrata normalità dove i ventenni famosi e ancora inesperti della vita facevano i ventenni famosi e inesperti della vita. I vestiti da festa patronale, le facce glabre e imberbi, non si sa più se per via della post-pubertà ancora da scontare o un barbiere attivo giorno e notte, avevano un che di inquietante: non si può essere abbondantemente sotto i trenta, avere le proprie facce sui poster e anche così filo-Porta-a-Porta (qui inteso non quanto a simpatie vespiste ma come categoria dell’anima, una specie di mitezza ultraottuagenaria, un esistere consono più a istituzionali poltrone bianche che a un raduno punk). Come un' aporia di fondo, un divario tra la necessità ontologica e la rappresentazione di un’adultità inamidata e compostissima, un' innaturalezza, sì, che ci immalinconiva alla sola vista - proprio come quando ascoltiamo bimbi settenni intonare “Ancora” al posto del “Catalicammello” (sarà che l’ultima edizione si è conclusa da poco, sarà che i vestitini dei bambini del coro erano della nostra tonalità preferita di rosa, un magenta vivace, ma abbiamo sempre preferito lo Zecchino d’oro ai babytalent canori). Potevano osare l’inosabile, i tre del Volo, cavalcare l’onda di una sana avventatezza e molestità, seguire la scia dei colleghi Justin Bieber e Miley Cyrus, vivere il fulgore degli anni giovani e della gloria - noi facevamo il tifo - hanno fatto prevalere il copyright rassicurante. Ci ha pensato l'ufficio stampa a smentire, a depauperare un'emozione, a dire che no, è stato tutto un malinteso, colpa di un idiosincrasia per la moquette; appunto, meglio sostenere che in realtà erano posseduti dal demonio o sotto l’influsso di un rito vudù, meglio una D'Urso a cui raccontare di quella volta a un party quando mi sciolsero qualcosa nel bicchieri e per favore Non drogatevi mai!, piuttosto che lasciare che la fama di sfasciacamere d’albergo li perseguitasse. Peccato.

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