La stanza 101. Lo sguardo di uno psicoanalista sul contemporaneo.

28 Luglio Lug 2016 1717 28 luglio 2016

Sadici e violenti in cerca di un Dio

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Il sangue dei corpi straziati a Barcellona, la mattanza perpetrata ai danni degli ignari passanti che transitavano sulla promende des Anglais, il barbaro sgozzamento di un sacerdote francese, la ferocia con la quale un ragazzo ha cerca di tagliare le gole dei passeggeri su di un treno, e altri episodi ancora, ripropongono l’antica questione dell’uso della ‘religione’ ( o per meglio dire dell’espunzione di quei paragrafi particolarmente violenti incisi in tanti libri sacri) come strumento per dare forma e sfogo a pulsioni umane violente ed ancestrali, sepolte negli anfratti della storia dell’individuo, che cercano in codici sociali riconosciuti uno sbocco per uscire dalle profondità e dare un senso, ancorchè tragico, a vite banali , opache e spesso disturbate, dedicate in gran parte alla ruminazione dell’odio.
La psicoanalisi oggi può essere di aiuto nel leggere i fondamentalismi religiosi e le azioni violente che questi partoriscono. Come Eichmann ha dimostrato, il perverso sadico meglio di tutti declina la sua vita come soldato obbediente alle direttive dell’Altro, senza volontà che non sia quella del sistema di valori verso il quale si pone come docile strumento. Dunque capace di atrocità inaudite per le quali non prova alcun senso di colpa perché, come un Golem, percepite come ordini da eseguire. Questo fanno i sanguinari terroristi che seminano l’angoscia e la morte in tutta Europa
‘Il sadico occupa egli stesso il posto dell’oggetto, ma senza saperlo, a beneficio di un altro, per il cui godimento egli esercita la propria azione 'scrive Lacan

La ‘professione di fede’ oggi è un autobus sul quale trovano un passaggio feroci e lucide personalità perverse, capaci di tramutarsi in micidiali macchine di morte qualora scorgano in qualche Dio, o qualche cattivo maestro eletto a guida spirituale, quegli stessi inconfessabili desideri di dispensare morte e infliggere dolore a terzi che non avevano trovato diritto di cittadinanza in alcun luogo, se non nei meandri del loro animo.
Parliamo di un tempo nel quale la presenza del ‘fondamentalismo’, enorme contenitore ormai privo di contorni definiti tanto da poterci ficcare dentro ogni nequizia che l’animo umano possa produrre, non è solo funzionale all’autoassoluzione di tanti carnefici che cercano in un altrove un senso a vite disgraziate, ma al contempo serve alla società ‘civile’ per poter inquadrare dentro una cornice ben precisa espressioni dell’animo umano che inquietano per la loro ferocia e la loro inclassificabilità. ‘ ah!, si era radicalizzato nelle ultime due settimane, ecco!’…, frasario consolatorio, speso ovunque ed inflazionato proprio come l’adagio ‘ ha ucciso moglie e figli? Ma da tempo era in cura per qualcosa, da qualche parte…



Lasciamo per un attimo da parte Dio, Allah, e proviamo a leggere la questione usando la clinica, per quanto limitatamente possibile, come asse portante dell’agire umano. Una lettura preliminare delle vite di Omar Mateen, l’autore della strage di Orlando nella quale vengono falciati 49 uomini scelti per il loro orientamento omosessuale, e di Mohamed Lahouaiej Bouhlel alla guida del camion a Nizza, ci consegna due uomini banali: un livido manesco con la passione per la palestra e il suo viso autofotografato il primo, (la cui descrizione forse piu’ veritiera è stata fatta dalla moglie, malmenata abitualmente, quando lo descrive come ‘bipolare’, capace di picchiarla anche solo ‘per il bucato fuori posto’), un uomo alle prese con problemi personali alle spalle, una vita destinata a fare capolino nel nulla dopo una separazione e con precedenti penali il secondo. Per Mateen, che poco prima di imbracciare le armi chiama il 911 e dichiara fedeltà allo Stato islamico, era la femminilità , ma anche l’uomo che bacia un altro uomo, quell’indicibile che ha fatto detonare in lui qualcosa che giaceva sepolto da tempo. Qualcosa di inassimilabile ed incollocabile. Per il carnefice nizzardo era forse la vita in sé, sfuggitagli di mano da tempo, quell’elemento da odiare. In entrambi i casi si tratta di crimini che possono essere letti sia come estrema deriva di animi paranoici capaci di colpire nemici resi minacciosi dal tempo e dalla ruminazione malmostosa, o come l’azione di un cuori sadici, per definizione pietrificati, finalmente felici di far vibrare d’angoscia e terrore quei mondi per loro fonte di enigma da chissà quanto tempo, la comunità omosessuale nell’un caso e la vita libera nel secondo, potendo contare su una loro personale interpretazione non di un testo sacro ( Bouhlel era assai lontano dall’Islam, sappiamo oggi , come molti di questi freddi sicari), ma sorretti dalle frasi ridondanti di un qualche autonominato califfo che incita a uccidere con qualsiasi mezzo qualunque cosa emani vita.

Farsi interprete non già del messaggio complesso di un’ autorità o di un Dio, bensì ricercare nelle sue righe quelle tracce di odio che fanno brillare in maniera assonante quelle medesime parti violente da tempo stoccate ma ancora pronte a detonare, ora finalmente libere per un autorizzazione che si ritiene concessa, ecco con cosa abbiamo a che fare

La psicoanalisi insegna che il perverso scorge nell’altro quel sentire che in lui abita da tempo e, una volta riconosciutolo, si sente libero di agire in nome e per conti di. Poco importa se egli abbia avuto o meno un ordine, o se , come piu’ spesso avviene, si muova all’interno di una sorta di ‘franchising’ dell’odio, potendo attingere a comunità ormai ben strutturate, diffuse. 

Il reverendo Anderson, l’esorcista della serie ‘Outcast’, confessa di aver cercato nella parole del proprio Dio il modo per appagare il proprio narcisisimo:
‘So di aver detto che faccio la tua volontà, Signore.E’ quello che ho detto alla mia congregazione. E’ quello che ho provato a dire a mè stesso.
E’ una bugia Signore, l’ho fatto perché mi piaceva. 
L’attenzione, le lodi, la sensazione di potere. Il tuo potere.

’

Lo psicoanalista J. A Miller definisce il perverso ‘ Un difensore della fede (…) un singolare ausiliare di Dio ‘. Dunque egli è in sé un uomo di fede, un essere che cerca, edifica, installa e venera un Dio al quale votarsi, immedesimarsi. L’Altro è il detentore della massima da agire, il depositario delle regole, un entità nella quale allinearsi completamente e da li, prendendo la sua volontà supposta come Legge, dare la stura alle peggiori nefandezze delle quali è capace , finalmente libero di appaltare ad un volere assoluto i suoi servigi. Un automa, che per anni ha dormito in attesa di un rabbino agli ordini del quale allinearsi. Consiste in questo la natura golemica del perverso, un essere dormiente e incapace di possedere una propria volontà, se non quella del padrone, che dal posto che egli gli assegna, lo sveglia e lo rimette a dormire quando il suo compito è finito.

In questi casi i cattivi maestri non fanno ciò che fece il rabbino Loew, rimettendo il Golem a dormire nella Sinangoga una volta fuori controllo.
Incintano invece i loro sinistri servi a seminare morte, ovunque la vita fiorisca.

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