La stanza 101. Lo sguardo di uno psicoanalista sul contemporaneo.

26 Settembre Set 2016 2250 26 settembre 2016

Blues dell'anima. Due cose sulla depressione di Bruce Springsteen

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'Non credere mai di primo acchito all'infelicità degli uomini.

Chiedi loro solo se riescono ancora a dormire.

Se sì, va tutto bene.'

Cèline

Vedo pazienti depressi da diversi anni, e al contempo ho partecipato a oltre 60 concerti di BruceSpringsteen, in giro per il mondo. Risuonano profonde in me, per il mestiere che faccio, e per il mio passato, le sue parole in merito alla sua depressione, rese pubbliche in occasione dell’uscita della sua autobiografia. ‘Ovunque e chiunque tu sia, la malattia non ti lascia mai – ha detto Springsteen – mi sono sempre immaginato la depressione come un’automobile in cui i passeggeri sono tutti i lati della tua personalità. Puoi anche far salire sull’auto un nuovo te, ma il tuo passato non potrà mai uscirne. La cosa importante è: quale dei tuoi lati tiene le mani sul volante in quel momento?».
(VEDI: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/09/08/bruce-springsteen-la-sua-battaglia-contro-la-depressione-mitico-e-al-tempo-stesso-fragile-lautobiografia-del-boss/3020753/)
Il senso delle sue parole nel descrivere quel male che toglie la luce, trova una conferma nella clinica quotidiana. Il 'Blues', la depressione, il male dell'anima, il sole nero, trova lenimento per lui salendo sul palco da 30 anni a questa parte. Un un antidoto trovato per esorcizzare gli occhi di un padre reduce di guerra, i cui occhi erano 'finestre su un mondo così mortalmente reale'. La musica per Bruce, la scrittura per E. F Wallace, il teatro per Gassman, sono gli stessi strumenti di sostegno che la gente comune che va in analisi cerca di tenere oliati e funzionanti. Lacan definiva queste putrelle dell'anima il sinthomo, non già un qualcosa da guarire, ma da trattare perché se ne faccia un uso. La scrittura per l'uomo di lettere, la corsa per il podista, vendere auto, scrivere articoli: passioni irriducibili, sovente dimenticate, che mostrano oggi una capacità di tenere in equilibrio soggetti profondamente oscillanti tra buio e quotidianità. Il guaio è che in molti casi, si arriva tardi.
Quando cioè il sole è tramontato, la persona si è arresa. E in seduta non porta nessuno strumento che possa essere utile alla ripresa della vita. La melanconia, cioè il perenne stato di penombra e nebbia che pervade la quotidianità di un uomo, è un dato strutturale dell’individuo.E può portare alla constatazione che può bastare così, aprendo per un clinico gravosi dilemmi di coscienza , come tempo fai cercai di illustrare all'interno del dibattito sul fine vita (http://www.psychiatryonline.it/node/5827).
Va da se che ogni supporto farmacologico che possa esser di supporto è il benvenuto, ma occorre, per ciascuno saper reperire quell’elemento salvifico nel minor tempo possibile. Il sipario, a volte , cala in fretta. E in tanti, troppi casi, il paziente bussa alla porta quando soltanto il corpo e meccaniche gestualità sopravvivono. Mettendoli al lavoro, il sole nero non sorge. La psicoanalisi apre , o dovrebbe aprire, quelle cantine serrate da anni, prendendo fuori arnesi che si credevano dimenticati, per rimetterli in funzione.
Le tele di Van Gogh, quelle di Munch. E tanti altri esempi ancora. Medicine per l'autore, gioia e meraviglia per noi. La depressione è mia compagna stabile da ormai 13 anni, sin da quando un analisi sciaguratamente deragliata mi scaraventò in una zona d’ombra della vita. 'Cosa vale per lei?’ mi ripeteva un clinico capace, quando il buio si stava mangiando tutto. Non sapevo rispondere. Solo barlumi di sogni, brandelli di desiderio mi portavano al sorriso di mia figlia, che allora nemmeno immaginavo. Una zona dalla quale mi tirai fuori grazie al lavoro, alla scrittura e , appunto, ai 60 e passa concerti di Bruce

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