La Tovaglietta dell'osteria

28 Novembre Nov 2012 1109 28 novembre 2012

Non ci sono più i treni di una volta

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'Si stava meglio quando si stava peggio, ed i treni arrivavano in orario, anzi, si poteva lasciare le chiavi nella porta di casa' penna, collage ed imperativi categorici su carta


Il passaggio a livello si abbassa sempre un minuto prima che io arrivi. Sono in bicicletta, potrei passare sotto le sbarre, ma penso che se arriva il treno divento una frittata. Aspetto e guardo male quello in macchina che non spegne il motore. Lui ricambia con lo sguardo del hai problemi?


Guardo le sbarre, sarà passato un minuto, e sogno di essere il bambino con ET nel cesto, volare sopra le sbarre e mandare a quel paese il tipo in macchina con sonoro gesto dell’ombrello.


Che poi di qui passa un solo treno, quello che va in montagna. Due vagoni. Sempre vuoti.


Mi decido, passo sotto le sbarre. Fo per abbassare la bici e un anziano dice attento, conosco uno che una volta c’è rimasto. La sua testa la ritrovarono alla stazione successiva.


La stazione successiva in questo caso è a dieci chilometri, e non conta nemmeno un clochard con cui chiacchierare gli ultimi secondi di vita.


Rifletto un secondo sulla possibilità di riuscire a fermare il treno in corsa con l’imposizione della mano in stile matrix, poi decido semplicemente di toccarmi ed attendere.


Ormai saranno dieci minuti che sono qua.


Ed ecco la magia.


Le sbarre si aprono.


E il treno non è passato.


Quasi quasi giro il culo e cambio strada. Giusto per non dargli soddisfazione a ‘sto treno fantasma.

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