L'arco di Ulisse

4 Febbraio Feb 2014 1606 04 febbraio 2014

Pierferdy, lo stile stomachevole dell'incoerenza.

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Per uno che non si è mai sdemocristianizzato, come Pierferdinando Casini, la politica continua a rappresentare un pieghevole campionario di ballonzolanti opportunità, tra le quali preferire, naturalmente, quella che all'occorrenza meglio si adegua alle logiche e alla sopravvivenza del proprio partito. Tenendo fede a questo principio, l'impalpabile centrista con le stimmate dello scudo crociato si mantiene a galla da trent'anni, alternando fortune a mansioni di ordinario formalismo, ora con incarichi istituzionali di rilievo, ora con rappresentanze parlamentari da corridoio.

Allievo di Forlani, esponente tra i più accorti e maliziosi della vecchia Dc, 'Pier' ha goduto, durante l'arco della sua banale carriera di prestigio, di protezioni di un certo riguardo, che vanno dall'influenza di eminenti uomini di chiesa a quella della famiglia Caltagirone. La sua formazione 'intellettuale' risente fortemente dell'uso inutile della parola e dell'esigenza irrinunciabile di ricorrere perpetuamente a frasi di circostanza. Prerogative, queste, da democristiani irriducibili ed inossidabili. Egli risulta essere, oggi, un campione di scontatezza ed ovvietà di rara fattura, tant'è che può permettersi di passare da una parte all'altra dello schieramento politico senza destare particolare stupore, riaffermando, ogni volta, un'incoerenza lineare e pragmatica difficilmente riscontrabile nella vita politica delle democrazie occidentali. Inarrivabile!

Che sia schierato con Monti, o con Berlusconi, l'incoerente di talento, si fa per dire, dimostra in maniera inesorabile la futilità dell'attività politica, l'aria fritta in essa contenuta, il vuoto ideologico che la caratterizza. In pratica, l'azione di questo bellimbusto dall'educazione posticcia costituisce l'esempio più genuino che vale a qualificare il ruolo pubblico ed istituzionale di alcuni partiti, per niente identificabile con l'impegno civile che concerne il territorio e la popolazione, le esigenze sociali e l'organizzazione del futuro. Si tratta, invero, di una sorta di parassitismo parlamentare, alimentato da una dialettica incolore ed improduttiva, a cui una forza come l'Udc attinge a piene mani per tornare utile, al momento propizio, al padrone di turno. Che nessuno si meravigli, per carità! Bismarck sosteneva che 'la politica è la dottrina del possibile'.

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