L'arco di Ulisse

26 Febbraio Feb 2014 1455 26 febbraio 2014

L'ingenuità strategica di Renzi

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La scaltrezza, in politica, è tanto necessaria quanto le idee, ma la furbizia da esercitare ad ogni costo per screditare l'avversario potrebbe rivelarsi un boomerang fatale. Osservare Renzi che inizia un carteggio parlamentare con il grillino Di Maio, anteponendo un tatticismo lessicale del tipo: 'Scusa l'ingenuità...' porta a considerare che il Premier faccia un uso smodato delle sue doti da astuto e lungimirante uomo politico. Sfoderare una finzione facilmente percettibile, oltrepassando i limiti dell'opportunità, è un segno rivelatore dell'esasperata strategia renziana di sbarazzarsi degli avversari quanto prima. Un obbiettivo, questo, che sembra addirittura prevalere sulle soluzioni da trovare ai mille problemi sociali. Francamente, consumarsi in energie mentali e nervose per cercare di ridimensionare il M5s, anziché spendersi, con tutta la forza che si ha a disposizione, per mettere a punto un programma realizzabile di ripresa generale è un'opzione che lascia molti dubbi sulla pronta capacità dell'ex sindaco di agire per il meglio, in funzione, ovviamente, degli interessi della nazione.

Si ha la vaga sensazione che se la critica, quella più ufficiale e propagandata, non verrà a capo della personalità autentica del giovane Presidente del Consiglio, se non ne riuscirà a valutare realmente le inclinazioni e le prospettive verso cui tende la sua volontà, si correrà il rischio di incappare nel solito e atavico vizio che gli italiani si trascinano dietro da secoli: non saper attribuire il giusto valore alle cose e alle persone. E sopravvalutare Renzi, in un frangente del genere, potrebbe risultare molto più dannoso che sottovalutarlo. Va da sé che l'esercizio tanto in voga, in special modo sul web, di ridurne in malo modo l'immagine è soltanto una nevrastenica evasione di massa, che non viene certo incoraggiata in questo spazio; tantomeno, qui, ci si produce per indurre il prossimo, nell'ottica di un giudizio errato sul personaggio, ad orientarsi sulla scelta della sottovalutazione.

Renzi ha dalla sua la freschezza mentale di chi non è stato ancora plagiato del tutto dal piattume intellettivo delle vecchie generazioni politiche italiane, purché sappia mantenerla al di fuori degli schemi collaudatissimi, ma improduttivi, adottati da decenni da una classe dirigente che qualsiasi popolo con un po' di sangue avrebbe già soppiantato e processato. Renzi ha dalla sua la fortuna che gli è derivata dagli eventi contingenti: appare evidente, ad esempio, che ai tempi di Lorenzo de' Medici, tanto per restare nella sua terra di origine, sarebbe stato considerato poco più che un bischero dalle ambizioni esagerate. Renzi ha dalla sua la pazienza dell'elettorato, a cui non si può negare in eterno il diritto di scelta: abusarne sarebbe, prima ancora che una stupidaggine autolesiva, una meschinità da guitti.

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