L'arco di Ulisse

6 Marzo Mar 2014 1654 06 marzo 2014

Clochard

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Si chiamava Antonio Varvella, ma da tutti era conosciuto come 'O Barone. Morto per una disfunzione multiorganica, il clochard napoletano si ergeva a figura simbolica del centro storico della città partenopea, finendo per essere una presenza decorativa di quell'arredo urbano, l'icona di un folclore intimistico che non faceva rumore, la testimonianza melodrammatica di una esistenza poco fortunata. Stava simpatico a tanta gente, soprattutto ai giovani e agli studenti che frequentano Piazza Bellini, Piazza San Domenico e Piazza del Gesù, i luoghi dove egli dimorava. Di lui si raccontano storie diverse. C'è chi dice che era un nobile caduto in preda alla follia; altri parlano di un vagabondo traumatizzato da tragedie familiari. Una cosa sembra apparire in tutta la sua veridicità: 'O Barone era la rappresentazione più autentica di una dimensione umana stracolma di pietas, di compassionevole lirismo, di straripante empatia. In fondo, il clochard è ognuno di noi che oltrepassa il confine che limita la sofferenza dalla disperazione.

Già, il clochard, una volta in queste vesti, smette di vivere nell'angoscia: assumendone i segni sul volto la trattiene fuori dalla sua interiorità, concentrandola tra le rughe di una vita vissuta senza illusioni e magnificandola in espressioni teatrali da grande scuola. Sì, il clochard non soffre. E va ben oltre ogni sentimento di delusione. Il clochard si fa immagine del dolore del mondo, senza avvertirne l'insopportabile peso, ridimensionando le nostre insignificanti ambizioni, ridendo delle nostre insostenibili certezze. La sua tristezza, le sue risa, le sue grida, ne fanno un inarrivabile interprete di inesplorate e profondissime condizioni dell'animo. Negli occhi del clochard vi è impressa tutta la 'tragedie humaine', ma non una sola lagrima ne esce per banalizzarla e renderla patetica. Il clochard nasconde la nostra miseria dentro di sé e sfida i passanti a riconoscerla, a solidalizzare con ciò che ci appartiene. 'O Barone, può darsi, sia morto per ricordarcelo.

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