L'arco di Ulisse

13 Marzo Mar 2014 1512 13 marzo 2014

L'inesauribile spinta malefica del Pd

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Per poter discutere di particolari risvolti politici, in questo paese, o semplicemente scriverne con spensieratezza, come avviene qui, occorre mettere in premessa un paio di verità assolute: la prima riguarda il rigore morale del Pd, andato via via scemando dopo la scomparsa di Berlinguer, l'altra mette l'accento grave sulla licenziosità con cui lo stesso partito tratta la gestione del potere. Avessimo avuto una destra, anche se snaturata, che progressivamente andava avvicinandosi ai punti fermi dell'ideologia di sinistra, l'Italia ne avrebbe certamente giovato. Il guaio sta nel fatto che si è verificato l'opposto: la sinistra, cioè, in tempi nemmeno tanto brevi, ha fatto proprie le mancanze più rimarchevoli di una destra sciaguratamente disastrata, come se la proverbiale e straordinaria forza autodevastante del suo partito più rappresentativo non avesse costituito già un infallibile deterrente alla buona politica. Insomma, i dirigenti del Pd non fidandosi abbastanza della spinta negativa insita nel loro tossico DNA, hanno preferito rinforzarsi ricorrendo ai modelli comportamentali delle falangi schierate con quella destra impropria che coincide col berlusconismo. In pratica, oggi il Pd fa sfoggio di sé, offrendo una vasta gamma di intelligenze disturbate e coscienze oscene che richiamano alla memoria uno stereotipo, esteticamente aggressivo e rabbioso, perseguito a lungo dagli esponenti più in voga della famigerata Forza Italia. I vari Bersani, Fassina e Boccia di oggi, per malizia, acredine e livore, non sono differenti dai Bocchino, Gasparri e La Russa di ieri.

Si ha, così, un Pd che disdegna di stringersi intorno al suo Presidente del Consiglio per riunisi in minoranze rabbiose a difesa di un potere interno che privilegia i clan, le combriccole, le bande, non certamente il partito, il governo, la nazione. Renzi avrà i suoi difetti e i suoi limiti e appare, per certi versi, intellettualmente destrutturato, ma ha il grande merito di aver saputo compattare la maggioranza della base del Pd e farne, in un frangente delicato e drammatico, una compagine politica propositiva, imponendole un ruolo fondamentale nel tentativo, tutt'altro che facile, di risalire la china, di portare il paese alla ripresa, di recuperarne risorse e potenzialità. Forse sarebbe ora che i 'baroni' ciarlieri della politica abbandonassero ogni velleità: tutto sommato, la disarmante spontaneità, o la naturalezza ben studiata con la quale il Premier fiorentino annuncia provvedimenti e propositi, si fa preferire di gran lunga alle promesse e all'aria fritta dei mestieranti dediti al più insopportabile manierismo.

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