L'arco di Ulisse

4 Maggio Mag 2014 1313 04 maggio 2014

"Genny 'a carogna", l'interlocutore di Stato

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Intorno ad una partita di calcio, e, dunque, intorno ad un gioco, orbitano beffanti e riprovevoli verità di cui l'informazione dovrebbe venire a capo per renderne diligentemente conto. Le immagini e i fatti di sabato sera, relativi alla finale di Coppa Italia disputata tra le squadre della Fiorentina e del Napoli rivelano tutte le supposizioni che si potevano fare nei riguardi dello Stato, in materia di rigore morale, etica politica e di ordine pubblico. Gli avvenimenti e i relativi risvolti accaduti dentro e fuori dallo stadio Olimpico non rivelano nulla che già non si sapesse.

Pertanto, l'eroe negativo della serata, assunto banalmente ad assoluto modello dispregiativo da parte di tanti osservatori, che hanno conferito al suo sconveniente comportamento finanche un carattere di verità inedita, diventa, pardossalmente, l'indice più genuino per qualificare l'ipocrisia dell'informazione e quella di Stato. Opinionisti e politici, giornalisti e prefetti, commentatori, ministri e personalità delle istituzioni pubbliche fingono, nel contesto dell'evidenza di una nazione moralmente decaduta e strutturalmente precaria, di non sapere che nell'ambito del business e dell'organizzazione del campionato nazionale di Foot-ball svolgono un ruolo fondamentale anche le varie organizzazioni di ultras. Il tifo estremo e antisportivo, quindi, da contemplare non come un fattore esterno allo spettacolo di una partita, ma come parte integrante di essa: questa, in sintesi, l'amara conseguenza delle vergonose relazioni tra le società di calcio e le loro frange di tifosi più esasperati.

Va da sé che Gennaro Tommaso, detto 'Genny 'a carogna', capo dei 'Mastiffs', uno dei più noti gruppi ultras del Napoli, figlio di un camorrista affiliato al clan dei Misso, rappresenti quanto di peggio possa esserci al seguito di una squadra di calcio e dentro uno spettacolo sportivo. Purtuttavia, egli è considerato, a tutti gli effetti e dalle stesse autorità pubbliche ed istituzionali, un interlocutore di Stato! E per dare inizio ad un evento che dovrebbe appassionare, distendere e divertire chi vi assiste e lo guarda in tv, occorre il suo imprescindibile assenso. Così, la partita inizia all'orario e nelle modalità stabilite da un comune delinquente, a cui l'apparato statale presente in pompa magna sulle tribune del glorioso Olimpico riconosce uno status diplomatico e un potere di contattazione. Forse, le persone che, percorrendo in motorino quelle stesse strade di Roma dove sono avvenuti i tafferugli con annessa sparatoria, hanno ricevuto una multa per aver indossato un casco non omologato, avrebbero qualcosa da ridire. O, forse, sono semplicemente nauseate e sperano con tutto il cuore che Ciro, il ragazzo napoletano colpito dall'arma da fuoco, si salvi. Quella vita vale, evidentemente, molto più dell'ipocrisia generale e di Stato riversata sulla spiacevole e raccappricciante vicenda.

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