L'arco di Ulisse

5 Maggio Mag 2014 1739 05 maggio 2014

"Genny 'a carogna" è un ossimoro

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Saranno le bizze di una mente che proviene da un duro lavoro, oppure le stranezze di una percezione che va facendosi bizzarra, ma, a me, 'Genny 'a carogna', contemplato nella sua conformazione fisica e morale, di sgraziato e diseducato, più vicino alla mimica della bestia che non alla gestualità dell'uomo, appare davvero un individuo dalla forte comicità inespressa; del resto appare evidente che, in questo paese, chiunque abbia la tendenza a destare ilarità sia destinato ad assumersi responsabilità politiche e ad esercitare un potere che gli derivano da deficienze di notevole entità.

E il personaggio in argomento, dal punto di vista appena espresso, corrisponde ai canoni ideali dell'homo italicus di comando, essendo egli dotato delle necessarie e buffe fattezze estetiche, combinate magistralmente ad una buona dose di disturbata intelligenza: un mix esplosivo per raggiungere obiettivi importanti e di comando.

Intanto lo pseudonimo 'Genny 'a carogna' è un ossimoro vero e proprio. 'Genny' è un diminutivo molto in uso nella Napoli indigente, popolare e scic. Esso si adatta per ingentilire il nome stesso del Santo eletto a protettore di tutto ciò che può contenere una straordinaria città aperta, come quella, appunto, partenopea, dalla squadra di calcio alla banda di quartiere, dal commercio illegale al lavoro creativo. Orsù, va da sé che uno che si fa chiamare 'Genny' non può essere 'malamente', cattivo e malvagio. E allora occorre accostare a quel nome, alleggerito della sua fonetica massificante e reso così grazioso, quasi a diventare da 'femmeniello', un aggettivo dispregiativo che abbia un peso specifico di abbrutimento. Ed ecco aggiungersi ' 'a carogna ', il pezzo mancante, la congiunzione che completa a meraviglia l'intero segmento anagrafico, la soluzione elaborata di un'identità che ha da essere riconoscibile, rispettata, temuta.

'Genny' non è il guappo del Rione Sanità, anche se potrebbe avere la postura interiore del personaggio edoardiano; ' 'a carogna' non è un criminale violento e sanguinario, ma ne richiama in qualche modo la pericolosità. 'Genny', senza ' 'a carogna', sarebbe solo una persona che predilige farsi chiamare col diminutivo/vezzeggiativo al fine di apparire più affabile e gentile, come fanno in tanti, che da Rosanna, Ferdinando e Maria passano a Rosy, Ferdy e Mary.

Ecco il perché di 'Genny 'a carogna', per non confondersi con un'abitudine trastullante, per non far parte di un vezzo comune, per decretare l'appartenenza ad una categoria 'diversamente gloriosa', quella di chi sfidando e oltraggiando la legge, arriva ad avere un rapporto paritario con essa, fino ad arrivare a farla rispettare e a garantire l'ordine per evitare il peggio in agguato, come nella costruzione di una fiction o di un fumetto, o se si preferisce, come presupposto dalla letteratura più realistica. A tal proposito il poeta Ferdinando Russo, agli inizi del secolo scorso si fece interprete di una napoletanità che andava ben oltre gli schemi, abbracciando una vocazione più sincera e fedele al reale. Nonostante l'intellettuale frequentasse la Napoli letteraria che degustava nei caffè, egli riuscì a dare il meglio di sé nei versi dedicati alla malavita e alla criminalità organizzata napoletana, dalla quale derivò una produzione artistica, storica e sociologica, in cui evidenziò la debolezza governativa a causa della quale la camorra sarebbe destinata a rimanere impunita. Russo, come tanti di noi, oggi, non pensò mai che nella lotta alla malavita la politica potesse rivelarsi risolutiva ed efficace. Ed i fatti dell'Olimpico, grottescamente ed inequivocabilmente, confermano le sue congetture.

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