L'arco di Ulisse

14 Maggio Mag 2014 1820 14 maggio 2014

Milano da rimettere

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Se la bellezza contempla in sé l'utile, oltre che il grazioso, potremmo definire brutto tutto ciò che, sebbene accompagnato da uno studio e una progettazione, risulti inutile, riluttante, inopportuno. L'architettura in quanto scienza ed arte della costruzione, spinge a considerare i luoghi dell'uomo, gli spazi in cui vive, si muove e risiede come un parametro fondamentale per qualificarne i gusti estetici e culturali. Assume un'importanza imprescindibile, pertanto, pensare gli edifici alla luce di un concetto armonico che tenga conto del tempo vissuto dall'uomo e delle testimonianze che ha lasciato, senza per questo rinunciare ad una creatività che aggiunga in chiave moderna il contributo d'arte contemporanea, da preservare e offrire al futuro. L’Architettura, per sua stessa definizione, sarebbe vocata a questo compito, ma, in realtà non sempre lo è, come conferma l'orribile attico in Piazza Wagner, a Milano (angolo via Marghera), a dimostrazione di quanto l’arte di costruire soffra di una presunzione di grandezza che ricade sulla qualità della della stessa vita sociale.

Un'opera - si fa per dire - così concepita rivela nella sua abnorme stonatura la viziosità degli arricchiti che la abitano in barba ad ogni principio di sana convivenza civile. Essa non rappresenta, nella forma e negli elementi che la costituiscono, un nuovo stile architettonico. Sembra, invece, interpretare l'espressione più alta di un'estetica del disgusto: stride malauguratamente con il carattere signorile della via e del quartiere e mette grottescamente in dubbio che la qualità urbana si costruisca anche rispettando i canoni progettuali dell'esistente. Un manipolo di speculatori di bassa leva sta stravolgendo l'aspetto di una parte significativa di Milano per aggiungere un po' di costosi metri quadri ai palazzi datati del secolo scorso o di quelli ancora precedenti? Come tutti sapranno, l'architettura ha una sua ascendenza umanistica in quanto si occupa dell'esistenza dell'uomo in rapporto con lo spazio. Ci si chiede dove siano finite l'etica, la responsabilità, la professionalità di chi giudica e approva simili scempiaggini. In quale punto, una bruttura del genere corrisponde a l'ésprit de finesse e de géometrie di cui parla Blaise Pascal, e come può coniugarsi con la frase di Leon Battista Aliberti, architetto, scrittore e filosofo italiano, vissuto nel 1400: 'Architettore chiamerò io, colui il quale saprà con certa e meravigliosa ragione, e regola, sì con la mente, e con lo animo divisare; sì con la opera recare a fine tutte quelle cose, le quali mediante movimenti dei pesi, congiungimenti e annessamenti di corpi, si possono con gran dignità accomodare benissimo all'uso de gli homini.'

Milano rinsavisca, prima che si snaturi irrimediabilmente e non si rassomigli più.

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