L'arco di Ulisse

11 Giugno Giu 2014 1523 11 giugno 2014

Il paese che processa i poeti

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Erri De Luca è un uomo mite, una persona a modo, semplicemente un poeta. E, come tutte le persone capaci di ragionanare ed avere un'opinione personale dei fatti che si susseguono nel proprio paese, egli esprime la produzione del suo pensiero su questo o quell'argomento, che si tratti di discernere intorno alle questioni morali della politica, o di considerare i problemi sollevati dal movimento 'No Tav'. Resta davvero difficile per uno che legga i suoi scritti, ascolti le sue parole, contempli le sue rughe espressive, identificarne le stigmate del socialmente pericoloso che hanno indotto gli inquisitori a rinviarlo a giudizio per istigazione a delinquere. L'intellettuale è accusato di avere incitato al sabotaggio del cantiere della Torino-Lione, in Valle di Susa. Il processo si aprirà a gennaio. «La Tav va sabotata. Le cesoie sono utili perché servono a tagliare le reti», sono le parole dello scrittore contestate dai pm torinesi Andrea Padalino e Antonio Rinaudo. Senza troppi fronzoli serve precisare che:

a) la costruzione della Tav, da ritenersi alla stregua di qualsiasi altra iniziativa inutile, dannosa e soggetta ad un sistema criminale atto a produrre un fiorente mercato di tangenti, va giustamente, opportunamente, sacrosantamente ostacolata, creando intralci alla sua realizzazione, dunque sabotata;

b) effettivamente, e basta chiedere a qualsiasi esperto in ferramenta, le cesoie servono per tagliare le reti, al di là di ogni illustrazione metaforica.

Il processo ad un poeta dalle caratteristiche e i risvolti umani di Erri, a prescindere dalla posizione che occupa nel gradimento dei critici, appare comunque un atto tanto innaturale da far pensare ad un gesto inconsulto, come un'aggressione ingiustificabile e violenta, come un tentativo arbitrario di limitare l'altrui libertà, come il divieto assurdo del pensiero non allineato alla volontà dominante. Viviamo in un paese dove autentici traditori dello stato, delle leggi e del popolo sono dediti ad una attività 'politica' per saccheggiare, quanto più è possibile, il denaro pubblico, senza che, questi miserabili, una volta sccoperti con le mani nel sacco, perdano il diritto di cittadinanza, di voto, e di libertà. Si preferisce, invece, mettere sotto torchio l'idea e l'azione di un onesto e bravo forgiatore di parole, a testimonianza di una linea di regime che non predilige il dissenso, la diversità, la protesta.

Eppure, questa è terra di pensatori non sempre adagiati su posizioni di comodità. Basti pensare ad una delle menti più alte della letteratura mondiale, al sommo poeta, Dante: ciò che egli dice nella Commedia può in certi casi non piacerci o non persuaderci del tutto, ma è comunque l’espressione di una grande anima affrancata da ogni esigenza di mantenersi imparziale e 'politicamente corretto', e pronta quindi a sostenere le tesi più estreme e sgradevoli, senza curarsi del contrasto con le posizioni e gli interessi di potere. Ma, evidentemente, l'elemento culturale, da noi, conta sempre meno. A contare di più sono i manovratori occulti della nazione, le puttane di cervello, i servi pensanti. Uno come De Luca, al massimo lo si processa per dare un esempio, sì che non ci si metta in testa di poter esprimere sempre e comunque ciò che è giusto e si pensa.

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