L'arco di Ulisse

25 Settembre Set 2014 1321 25 settembre 2014

Il peggior editoriale di De Bortoli

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Molti consumatori di notizie si sono accorti da tempo della scarsa incidenza della stampa sulla formazione dell’opinione pubblica e della inadeguatezza, spesso disarmante, degli articolisti. Il caso De Bortoli, direttore in scadenza del Corriere della Sera, che ha vomitato un editoriale apparso a molti scriteriatamente critico nei confronti di Renzi, rappresenta l’indice più genuino per qualificare il vertiginoso calo delle vendite dei giornali, non dovuto, evidentemente, solo alla crisi economica imperante. L’ombrosa produzione in argomento non rispecchia, per molti versi, i gusti di tanta parte della popolazione, cresciuta enormemente dal punto di vista culturale e dell’auto-stima.

Vi è che il gentil Ferruccio, preso da irrefrenabile voglia di scagliarsi contro il Premier, ha messo su uno degli articoli più disarmanti mai scritto da un direttore di giornale. Egli persevera, dalla prima all’ultima riga, in un atteggiamento scomposto, che rivela aggressività in assenza di critica e falsa buona educazione in sostituzione dell’autentico rispetto per gli altri. Il suo pezzo, oltre modo adagiato su riflessioni che sin da subito danno l’idea di un risentimento pretestuoso e personale, ha contribuito, anche se con un demerito minore rispetto a certi osservatori da scuderia, ad abbassare, miserabilmente, il livello etico ed estetico della comunicazione del grande quotidiano da lui diretto.
Passando in lettura le chef d’oeuvre di De Bortoli si ha la sensazione che egli ignori totalmente l’insofferenza dei destinatari dell’informazione, tanto più se questa non è rappresentativa di alcun sentimento comune: ci vorrebbe, infatti, una capacità di sopportazione olimpionica per continuare a digerire opportunisti con una spiccata indole da disonesti e osservatori smisuratamente sopravvalutati, che mal rappresentano, rispettivamente, la classe dirigente e la classe intellettuale della nazione.
Da più parti si chiede di rimuovere, come per i cialtroni della politica e con la stessa indolenza, anche i protagonisti della critica posticcia, senza sangue, priva di qualsiasi energia emotiva e cerebrale. Naturalmente, un sistema che nutre e privilegia se stesso è duro a morire. Ecco perché una morale espressa in virtù di una nuova cultura e di un costume ritrovato farebbe paura a chi, grazie allo status quo, e indipendentemente dalla posizione assunta rispetto ad esso, gode di una posizione di privilegio.
Parolai addestrati a gestire gli umori di piazza e critici dal pensiero smussato, dediti ad un opinionismo di conservazione, fanno della politica e del giornalismo due attività ferme, riluttanti verso qualsiasi forma di slancio, chiuse alle esigenze e alle aspettative delle categorie sociali.
Pertanto, egregio signor Ferruccio De Bortoli, sia gentile, la smetta di scrivere editoriali di simile fattura, che, se pure contemplano uno stile che fa pendant col suo aspetto affabile e bonario, rendono conto della sua miopia di fronte alla sconsideratezza politica di chi attenta a questo governo, anziché limitarsi a controllarne l’attività e a stimolarne di buone. In verità, lei, durante tanti anni, non ha mai goduto di buona vista. Ci si chiede, ad esempio, come abbia fatto, ieri, una persona della sua levatura a predicare di abituarsi al peggio, abilmente presentato come un una sorta di male minore (per lei il berlusconismo non è stato che questo), anziché scongiurarlo? E come può, oggi, una sensibilità come quella che la distingue, non avere sentore della stanchezza e dell’afflizione della moltitudine che mai avrebbe la pazienza di seguirla nei ragionamenti sfibrati del suo fatidico editoriale, reso magistralmente stancante, nella sua brevità, dall’incedere martellante di un linguaggio anemico?

Rilegga ancora una volta, illustre direttore, il suo profano sermone da cappella oligarchica e parapolitica, al fine di propiziarsi un'opportuna autocritica e rispondere alla propria coscienza. Era davvero impensabile e fuori dalla portata della sua formazione scientifica stigmatizzare, per tempo, i comportamenti degli uomini e delle donne di potere che hanno reso questa repubblica tra le più grottesche del pianeta? Ed oggi, tenuto in considerazione il panorama politico, Renzi rappresenta davvero una individualità così dannosa per il paese, come lascia intendere nel suo delirium tremens? Domande retoriche, naturalmente, che lei conosce bene per averne poste, educatamente, un’infinità sulle pagine del suo giornale, alle quali non fa mancare il proprio contributo per renderle piatte.