L'arco di Ulisse

3 Ottobre Ott 2014 1814 03 ottobre 2014

E se per una volta Alda D'Eusanio avesse ragione?

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Conosco Alda D’Eusanio. La osservavo da vicino, a poca distanza, mentre lavorava. Ne contemplavo i diversi angoli di bellezza, la gestualità, l’umore, la professionalità. Solo chi in qualche modo ha avuto a che fare con lei può valutarne oggettivamente la straordinaria sensibilità, l’intelligenza purissima, l’intuizione felina.

Già, lo scrivente apriva il popolare programma di Rai2, “Al posto tuo”, declamando i propri aforismi. Manco a dirlo, fu un’intuizione della fiammante conduttrice a ritagliarmi questo ruolo, inedito per la televisione, e per questo prontamente replicato dai programmi concorrenti. Alda è una donna dotata di un grande senso dell’ironia, riesce abilmente ad essere sarcastica e pungente, non rinunciando, al contempo, ad una sana e divertente auto-ironia, attraverso la quale si alleggerisce con grazia e sintomatica femminilità. Ma, la virtù che sovrintende a tutte le altre consiste nella legge morale che porta dentro di sé, determinata da un’onestà intellettuale difficilmente riscontrabile. La signora D’Eusanio, regina dei pomeriggi televisivi, permetteva che io dicessi in diretta: “A proposito di servizi pubblici, per condurre un autobus occorre avere una patente; per condurre un programma televisivo, nemmeno quella.” Con elegante disinvoltura, la conduttrice dava la misura della sua naturale predisposizione alla giocosità, alla trasparenza, alla spontaneità, ben al di là degli schemi artificiali del format, che spesso disattendeva a tutto vantaggio del pubblico più esigente.

Pertanto, avendo una discreta conoscenza della rossa di Tollo (è nata in questo paese abruzzese), ho buoni motivi per credere che ella si sia addossata la responsabilità di stigmatizzare le dichiarazioni di Marco Baldini, rilasciate in un’intervista riportata da “Il Fatto”, per la semplice ragione di ristabilire l’ordine naturale delle cose circa un argomento per niente facile, come, appunto, il vizio del gioco, che affligge migliaia di persone, non soltanto i personaggi che sguazzano nel mondo dello spettacolo e del tutto ingrati nei confronti di un destino, tutto sommato, favorevole. In effetti, l’uso che Baldini fa delle sue confessioni alla stampa danno la netta sensazione di cercare una speculazione promozionale, come se i debiti per 4 milioni di euro da lui contratti, mediante una cospicua perdita al gioco, costituissero una sorta di trofeo da agitare per chiedere una compassione prossima all’apprezzamento, in barba a qualsiasi giudizio morale (giammai moralistico) su un comportamento tanto negativo e sconveniente da mandare in rovina, in molti casi, un numero considerevole di relazioni, di esistenze, di famiglie.

«Voi malati del gioco chiedete comprensione e gentilezza, e mentre le vostre famiglie sono abbandonate a se stesse voi continuate a giocarvi fino all’ultimo centesimo. Ciò che mi ha spinto a urlarti BASTA è proprio l’ennesima tua intervista nella quale candidamente ti fai bello del tuo dolore. E qualcuno te lo deve pur dire che non sei un eroe, che devi curarti e che non c’è più pazienza per quelli come te. Smettila con questo finto vittimismo, rimboccati le maniche e salva la tua famiglia e te stesso. Hai tutti i mezzi per farlo, tu!» - afferma risoluta, con estrema lucidità e con affetto la giornalista, rivolgendosi al talentoso partner di Fiorello. Un messaggio, che, francamente, si presenta in tutta la sua giusta e composta durezza, per raggiungere con efficacia quanti versano nelle tristi condizioni di simili dipendenze. Lo showman col vizio del gioco, certamente, si salverà. Almeno questo è l’augurio di Alda e di tutti. Ma gli altri? Quelli a cui nessun giornale si interesserebbe mai, che rappresentano una moltitudine affranta e disperata, quale fine faranno? E soprattutto, il caso Baldini avrà per loro un effetto deterrente, o rappresenterà un esempio da emulare?