L'arco di Ulisse

17 Ottobre Ott 2014 1123 17 ottobre 2014

La nevrastenia di Travaglio

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La “sgarbizzazione” di Travaglio produce un effetto da laboratorio banalmente mostruoso. E a nessun osservatore avveduto sfugge il raffronto tra l'arroganza smodata che, ieri sera, il giornalista de 'Il Fatto' ha usato nei confronti del governatore della Liguria (diventato facile bersaglio per i fatti di Genova) e l'atteggiamento da coniglio travestito da tigre che esibì allorquando si ritrovò un Berlusconi di fronte, che non dava certo l'impressione di essere un inattacabile bisonte.

Il fine polemista di Servizio Pubblico, uno dei principali artefici della rimonta dell’ex Cavaliere subita dalla sinistra alle ultime politiche, rischia, appunto, di essere annoverato nella storia del giornalismo italiano come il più arguto e preparato opinionista che, dedicando una lunga serie di pungenti filippiche e critiche aspre ad un politico ormai dato per finito dai sondaggi e dalla pubblica opinione, ne ha favorito, invece, miracolosamente, la ripresa. Un evento che per il suo strepitoso effetto di straordinarietà rimanda al prodigio di Lazzaro. C’è da dire, ad onor del vero, che il bravo giornalista, una volta appurata la diabolica e controproducente efficacia della sua avversità per Berlusconi, se n'è guardato bene dall’applicarla in seguito per timore di replicare un miracolo tanto beffardo. E poiché tra le sue ambizioni non c’è quella di essere eretto a Santo dai sostenitori di Silvio egli si tiene lontano da una tentazione che potrebbe relegarlo tra i più inutili giornalisti di assalto.

L’atteggiamento che egli ha riservato a Burlando, durante l’ultima puntata del programma condotto da Santoro, ha evidenziato una vocazione populistica che ha in sé tutti i crismi del qualunquismo, sorprendendo lo stesso conduttore, che da par suo lo ha rimproverato duramente, ottenendone per tutta risposta una reazione da scolaretto umiliato che se ne va a piangere fuori dall’aula. Infatti, Travaglio, a cui un ottimo Santoro ha ricordato di trovarsi in un luogo di discussione e non in una piazza con patibolo da offrire in pasto al popolo in cerca dei suoi nemici, ha abbandonato con fare infantile lo studio.

Il governatore della regione ligure potrebbe avere, come altri, le sue colpe per l’alluvione di Genova. Ma se invitato in una trasmissione per discuterne, andrebbe ascoltato garantendogliene adeguatamente la possibilità, evitando di infierire ripetutamente sulle sue probabili responsabilità per metterlo alla berlina al cospetto di un pubblico di fans, che, nell'occasione, non si sono affatto affrettati ad applaudire quella che è sembrata a tanti una evidente caduta di stile. Travaglio che si trasforma in uno Sgarbi appena più discreto, che non si ravvia i capelli e non dice parolacce, è solo un coup de théâtre che rende conto della nevrastenia di chi, spesso, o talvolta, analizza in televisione la vita pubblica del paese. L’importante è che qualcuno ne renda liberamente conto, argomentando nei limiti di una semplice opinione personale.