L'arco di Ulisse

22 Ottobre Ott 2014 1522 22 ottobre 2014

Roma: i 7 motivi della disfatta

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“Quando si perde così miseramente il motivo non è da ricercare nel gioco, ma nello spirito.”

Lo ha detto una donna, moglie di un acceso tifoso romanista, ma essa stessa lontana dal calcio quanto Marte dalla Terra: Aisha Cerami, gradevole e graziosa attrice-scrittrice, che racconta su Nòva 24 “Le meraviglie del possibile”. Una frase di una straordinaria semplicità, che contiene, in una forma tanto sobria, un contenuto profondissimo ed una verità molto articolata. Non essendo un giornalista sportivo, tanto meno ho intenzione, qui, di emularne la consuetudine narrativa, non mi rimane che speculare sul pensiero della gentile signora, sperando di supportare adeguatamente la mia intenzione e risultarne, in qualche modo all’altezza.

Pertanto, proviamo ad individuare, tenendo fede ai concetti di “gioco” e di “spirito”, introdotti all’esordio, le cose che la sconfitta epocale della Roma dovrebbe insegnare al calcio italiano e a tutti coloro che vi orbitano intorno. Affilando il rasoio di Occam per essere convenientemente essenziale, ecco, dunque, sette considerazioni, sette, come i re di Roma, o i nani di Biancaneve, giammai come i sette goal rimediati dalla Magica, che non troverete su nessun giornale di settore:

1) Il gioco del calcio è una disciplina di insieme, alimentato da uno spirito di gruppo (si contempli l’armonia di manovra dei giocatori del Bayern).

2) Il gioco del calcio, al di là dello spirito collettivo che lo magnifica, resta un giochino per individualità, anche se talentose (si osservi come Totti sia stato messo nelle condizioni di non esprimersi).

3) Lo spirito che alimenta il gioco del calcio è propositivo e ubbidisce alle regole del “fare”, non del “resistere” per poi approfittare di eventuali distrazioni dell’avversario (si veda come il Bayern sia costantemente alla ricerca di gioco).

4) Lo spirito che sovrintende al gioco del calcio detta ritmi che diventano collaudati con l’esercizio e l’abnegazione (si noti il pressing alto e costante degli attaccanti del Bayern ed il simultaneo avanzamento dei difensori e centrocampisti)

5) Il gioco del calcio sta allo spirito che lo nutre come l’amatriciana sta alla forchetta (si guardi alla ripetitività delle azioni del Bayern, famelicamente finalizzate per andare in rete).

6) Il gioco del calcio non può prescindere da uno spirito di squadra che lo identifica, altrimenti la stessa volontà di singoli non trova l’unità degli intenti (si consideri il tentativo della Roma di abbozzare ad una reazione, frustrata sul nascere da chi era meglio organizzato).

7) Lo spirito del calcio alberga in chi ha una visione della vita che non è solo fatta di calcio (si scoprano i molteplici e sintomatici interessi di Guardiola, allenatore del Bayern, che nulla hanno a che fare con il calcio, se non per teorizzarne una filosofia più completa, visitando luoghi d’arte, consumando cultura, vivendo la natura).