L'arco di Ulisse

11 Dicembre Dic 2014 1153 11 dicembre 2014

Il paradosso del Censis

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Vi è una notizia, non battuta a sufficienza, che rende conto della faccia di bronzo con cui, in questo paese, si perpetrano gli abusi di potere: mentre Roma offriva al mondo intero la più miserabile delle immagini, data dall’intreccio affaristico tra politica e criminalità, si è verificato, ancora nella capitale, un episodio di ordine amministrativo e burocratico che lascia davvero increduli. Vi è che, nei giorni scorsi, l’ingegner Giorgio De Rita è stato nominato direttore generale del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), il cui presidente è niente di meno che suo padre, il dott. Giuseppe De Rita. Questi, senza mostrare imbarazzo alcuno, ostentando finanche una assurda quanto inammissibile iattanza al cospetto di una brava giornalista che gli porgeva domande in merito, ha pensato bene di far uso del turpiloquio per giustificare l’ingiustificabile ed evidenziare, una volta di più, l’inadeguatezza delle classi dirigenti della nazione.

Indifendibile, infatti, appare un provvedimento del genere, segno di un nepotismo tanto sfacciato da risultare nauseabondo. Il paradosso diventa sensazionale e di rara straordinarietà se si considera che l’annuncio del figlio neodirettore generale è stato dato dal padre presidente poco dopo la presentazione del 48° Rapporto sulla situazione sociale del Paese/2014, nel quale si denunciano i mali della società e si sottolinea, in maniera ferma, che l’Italia umilia i giovani in cerca di lavoro. Alla faccia del bicarbonato di sodio! Si aggiunga che l’ingegner De Rita, non proprio un bambino, con i suoi 52 anni, avrebbe potuto, in virtù di una teorica e onorabile saggezza, porsi qualche scrupolosa domanda circa le circostanze che hanno portato ad aseggargli un tale incarico. Paradosso terminato? Nemmeno per sogno! Il padre onnipotente trova naturale annunciare, altresì, che il figlio protetto, nel 2015, prenderà il suo posto e diventerà presidente. A questo punto, ci si chieda pure in quale tipo di bronzo certe facce abbiano fatto il calco. Il mutismo di De Rita junior dopo gli insostenibili proclami di De Rita senior appare eloquente, più di qualsiasi parola di circostanza.

Mentre il silenzio dei politici sulla vicenda, unito a quello di imprenditori, manager e direttori di giornale, si presta ad interpretazioni di facile intuizione. Manco vale la pena scriverne, si correrebbe il rischio di ripetere congetture ovvie e stancanti. Ci si limita a sostenere che il caso “De Rita Family” è indegno di uno stato civile e stacca bene con il verminaio politico-criminale di Roma. Con la sua scelta scellerata, il presidente De Rita arreca danno e discredito al Censis, che non sarà un ente pubblico ma riceve finanziamenti e commesse dallo Stato. E dire che si tratta di un istituto che produce rapporti sulle distorsioni e le mancanze del sistema Italia! Naturalmente, quelle prodotte al suo interno non sono contemplate.