L'arco di Ulisse

8 Ottobre Ott 2015 1342 08 ottobre 2015

Lattera all'addetto stampa di Ignazio Marino

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Egregio signor addetto stampa del sindaco di Roma, Ignazio Marino,

non so chi lei sia e non conosco niente della sua persona che, in qualche modo, possa rivelarne le capacità professionali e le doti umane. Tutto quello che si percepisce, dall’incresciosa vicenda legata all’assurdo attacco mediatico al suo importante assistito, è la tremenda solitudine in cui, questi, è stato lasciato. Come lei certamente avrà appurato, il povero uomo, perseguitato per aver preferito un quarto di vino pregiato a corollario di una cena costata poco più di cento euro e per aver sostenuto spese di rappresentanza per soli ventimila euro, è stato messo alla gogna da chiunque abbia in serbo veleno da iniettare alla rinfusa per colpire il più facile dei bersagli, ingraziandosi, al contempo, il potere dominante, che vede nel modestissimo e semplicissimo Marino un esempio di controproducente coerenza, rettitudine e lealtà. In pratica, il sindaco della capitale contraddice chiaramente, nelle azioni, l’operato di un governo ben lungi da quella determinazione e da quei principi di coesione collettiva che si distinguono, invece, nelle scelte fatte dall’attuale amministrazione di Roma.

Saprà anche, illustre signor addetto, che, oltre al potere centrale e quello quasi totale dell’informazione, anche una parte massiccia di lavativi operanti nell'urbe, appartenenti a diverse categorie lavorative, dai trasporti pubblici alla nettezza urbana, gli si sono rivoltati contro, perché reo, il sindaco, di pretendere che costoro, in qualità di dipendenti comunali, dessero una testimonianza tangibile del loro orario di lavoro e dei loro spostamenti. Aggiunga, infine, che a partecipare al linciaggio contro l’indifeso chirurgo partecipa, ben volentieri, una parte consistente della populace italienne, che si accoda, senza farsi tentare dalla riflessione più elementare, al pensiero e alla volontà di un intero apparato della vita pubblica del paese, che ha ormai mostrato il pollice capovolto, in odore del sangue del sacrificato.

Gentile collaboratore del primo cittadino di Roma, meglio ancora saprà del colossale paradosso che il caso in argomento propone ai più svegli: il più accreditato interprete delle teorie renziane di risanamento e rimodernamento della politica, viene stranamente isolato dallo stesso Renzi, come a dire: “Questo bischero crede per davvero a quello che vò dicendo davanti alla gente!”

Ora, ingegnoso collaboratore del titolare del Campidoglio, in una siffatta circostanza, non crede che un uomo spontaneo e per certi versi finanche ingenuo, come l’Ignazio, avrebbe avuto bisogno di essere convenientemente consigliato, professionalmente supportato, umanamente assistito? Come le è saltato in mente di mandarlo davanti ad una telecamera, sapendo del suo impaccio, della sua sofferenza e della sua scarsa scaltrezza, a proferire giustificazioni da “colpevole”? A cosa è servito mostrare un’espressione affranta e confusa, da “coscienza sporca”, che nemmeno i più grandi interpreti del malaffare politico nazionale, presi con le mani nel sacco, hanno mai palesato?

Come ha fatto a non capire, superbo assistente, che in certi casi il silenzio e d’oro? Come può, non sapere, che starsene zitti, quando tutti ti accusano ingiustamente ed in maniera spropositata e scorretta, resta la soluzione migliore? Il silenzio, perbacco, sarebbe stato, in un simile frangente, l'ideale difesa del sindaco Marino!

Povero Ignazio, danneggiato beffardamente anche dal suo entourage?