L'arco di Ulisse

6 Novembre Nov 2015 1632 06 novembre 2015

Non sempre i cardinali vanno in paradiso

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Il catechismo della Chiesa Cattolica definisce il peccato come una “mancanza contro la ragione, la verità, la retta coscienza; è una trasgressione in ordine all'amore vero, verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni. Esso ferisce la natura dell'uomo e attenta alla solidarietà umana. Ancora, è una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna.” Si suppone che la definizione abbia valore universale e che non contempli alcun caso in cui il significato possa perdere di consistenza, nemmeno se il peccato viene commesso da un'anima nera che si presenta in veste purpurea e accompagnata dall’odore di incenso.

Pertanto, stando alla cronaca più attuale, per il peccatore Tarcisio Bertone, cardinale di lungo corso, potrebbero aprirsi le porte dell’inferno, dove, privato di ogni privilegio riceverebbe i trattamenti di rito.

In ragione della legge degli uomini, sull'ex segretario di Stato del Vaticano sono state avviate procedure investigative per appropriazione indebita e malversazione. Per la legge Divina (intesa anche come Commedia), quella secondo cui l'indagato avrebbe dovuto operare a fin di bene, sacrificarsi per il prossimo e guadagnarsi la misericordia del Signore, vale la regola dantesca del contrappasso, assecondando una concezione popolare di indiscutibile effetto. Probabilmente, il sommo poeta avrebbe disposto, con una forma letteraria risoluta, che Sua Eminenza trascorresse la vita ultraterrena in un mini attico di mezzo metro quadro, costretto a riflettere in eterno sulle necessità spirituali e materiali della gente; sui bisogni essenziali dei bambini malati, a cui egli avrebbe sottratto del denaro per soddisfare i propri, di ordine pomposo; sull’opportunismo volto a servirsi di Dio per trarne vantaggi personali.

D’altronde, pare ovvio abbastanza, anche ai non credenti, che ogni persona che agisce in modo disonesto, si pone come nemico di Dio e dei suoi simili, infrangendo congiuntamente il doppio comandamento di Cristo: “Amerai il Signore Dio tuo e il prossimo come te stesso”. Se reo delle colpe che si prospettano a suo carico, il cardinal Bertone potrebbe essere additato come un uomo senza fede, sprezzante della morale che egli stesso ha predicato. In tal caso si contemplerebbe un livello abominevole di ipocrisia difficilmente pareggiabile. E non vi sarebbe sorta di acqua santa per togliere via tutto l’unto che distingue una simile macchia. Gesù, racconta Matteo nei vangeli, cacciò i venditori dal Tempio. Papa Francesco farà altrettanto con i vescovi non proprio in linea con i principi del cristianesimo?