L'arco di Ulisse

11 Novembre Nov 2015 1820 11 novembre 2015

Il paese dalla conformità extravergine

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La cronaca e, talvolta, anche la storia di questo paese passa sotto i nostri occhi, senza che noi, piccola gente, afflitta e distratta da preoccupazioni di sorta, ce ne accorgiamo. Cambia la politica, non più una materia ideologica; nascono nuovi gruppi parlamentari da scissioni nevrasteniche dovute a manie personali; si legifera privilegiando i furbi di sempre, quelli di ogni tempo che si legano al potere di turno; si svilisce il patrimonio archeologico, artistico e storico della penisola, come se questa non avesse rappresentato, in passato, un luogo per civiltà evolute e non fosse stata la terra dei greci, degli etruschi, dei romani, dei normanni e via dicendo; si propaga un'informazione come se i consumatori di notizie fossero degli sprovveduti pronti ad ingerire di tutto; si impone agli utenti di pagare un canone per propinare loro un'immondizia culturale, nobilitata dal marchio 'Rai', che umilia anche l'intelligenza più modesta; in ultimo, tanto per aggiornarci, si commercia a tutta birra un ordinario olio di oliva spacciandolo spudoratamente come extravergine, infinocchiando milioni di consumatori.

Ma, raramente, noi, cittadini stanchi e indaffarati di un'Italia in piena fase di regresso sociale, siamo capaci di formulare un giudizio complessivo su ciò che accade, anche se ci ritroviamo una miriade di osservatori e di critici, delegati a pensare, a giudicare e a sputar sentenze. Qui, da noi, nel cosiddetto bel paese, è stato addirittura possibile creare, in laboratorio, una democrazia senza sovranità popolare, governi senza politica e un'informazione senza riscontri reali, instaurando un simil-regime di pacificazione forzata che ha del paradossale, basato prevalentemente sull'evanescenza della parola e del pensiero, dove tutto ciò che riguarda il da farsi viene propagandato e concepito come se si iniziasse a farlo dal momento in cui se ne parla. Sembra quasi che la nostra classe dirigente sia delegata ad individuare i bisogni della nazione unicamente per trattarli in una superficiale analisi, discutendone pubblicamente e animosamente nei luoghi deputati alla funzione (i fantastici talk), senza alcuna possibilità di contemplarne l'attuazione.

Con ogni probabilità, oltre all'olio, vi è anche tanto di materiale umano che viene presentato con una posticcia etichetta di qualità. E allora sarebbe il caso di rinunciare a filosofare inutilmente, smettendo di chiederci che cosa sarà di noi e come finiremo. Domande morte. Forse, dovremmo provare a porci quelle vive, pertinenti e vere: che cosa è già stato di noi? Dove già siamo finiti? Vuoi vedere che, tutti insieme, apparteniamo a quella maggioranza del genere italico che rischia di restare senza difesa al cospetto di mistificatori, simulatori e impostori?