L'arco di Ulisse

5 Aprile Apr 2016 1917 05 aprile 2016

Barbara Balzerani, un passato da terrorista ed un presente di delicata scrittrice

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Barbara Balzerani, prima di dedicarsi alla letteratura ha militato in “Potere operaio”, poi nelle “Brigate rosse”, determinandone, insieme ad altri dirigenti, la strategia. Ha preso parte al sequestro di Aldo Moro. Dopo una lunga latitanza, viene arrestata nel 1985, scontando venticinque anni di carcere.

Il tratto biografico crudo e asciutto, appena accennato, ha segnato l’esistenza di chi, assumendosi con dignità responsabilità che le sono proprie, guarda al passato come ad un considerevole segmento di vita che le è appartenuto, considerando, oggi, improponibile e del tutto fuori luogo quel genere di esperienza.

Un passato, evidentemente, che non innalza alcuna sorta di barriera culturale ad una attività letteraria dai toni fortemente riflessivi e critici. Una identità biografica che serve, dunque, ad inquadrare un carattere, una donna ed una scrittrice che ha con le parole un legame irrinunciabile, dove l’uso delle stesse è ben congegnato ad offrire un profilo letterario armonico dai contenuti intimistici di grande impatto emotivo. Un legame, al contempo, fatto di essenzialità. Non una frase di più o in meno per descrivere nella sua opera di narrativa “La sirena delle cinque”, stati d’animo di un’infanzia dai risvolti sintomatici: “Ancora non dividevo gli esseri umani in ricchi e poveri e pensavo che si differenziassero per capacità di cuore e per impegno di mani”.

Stessa misura e sobrietà per raccontare l’affetto verso un padre che le raccontava in maniera mitologica del 'Testaccio' il primo campo sportivo della Roma, ma anche capace di farle sognare serate all’opera e nei teatri di prosa: “Non mi importava nulla dei destini della squadra, ma dovevo farmela piacere perché mi forniva l’occasione per una conferma di complicità col mio eroe, come quando lo assistevo nei lavori di riparazione domestici e, distinguendo tra pinze e tenaglie, gli porgevo l’attrezzo giusto”.

E ritmi moderati e colori temperati anche per illustrare la presenza “monstre” raffigurata dalla fabbrica del suo paese natale, Colleferro, appena fuori Roma: “Quella volta la sirena della fabbrica cacciò il suo urlo in un orario insolito. Per i sensi allenati degli adulti fu un tutt’uno interpretarlo come un segnale di allarme. Giù dai letti e di corsa alle finestre. L’aria impregnata di un odore agro, di quelli che prendono alla gola e, attorno alle ciminiere, il cielo appesantito da nuvolaglie di fumi giallastri.”

Francamente, credo che nella maggioranza delle persone vi sia poesia, e tante altre abbiano la possibilità di accedere alla letteratura, mediante un talento spontaneo o maturato in seguito al proprio percorso culturale e di vita. Barbara Balzerani, con ogni probabilità, trova nei suoi libri, editi dall’editrice Derive/Approdi, uno sbocco naturale ad una attività cerebrale che sa adornarsi di una forma estetica originale ed apprezzabile, che induce alla lettura con l’immediatezza e la freschezza necessarie del racconto. Così, i quadri di memoria de “La sirena delle cinque” si trasformano agli occhi del lettore, ora in un contesto storico di grande importanza sociale, ora in un remoto angolo di casa da cui muovere per osservazioni sul futuro. Ed è nella variazione dei motivi che la scittura della matura autrice prende ad ondeggiare in un ideale acquerello su un pezzo di storia recente, che appartiene ad ognuno di noi.