L'arco di Ulisse

21 Aprile Apr 2016 1515 21 aprile 2016

L'elogio della faccia di bronzo che maschera il Pd

  • ...

Dalle ceneri di un partito, che fa riferimento a Gramsci, spunta pallido, in una cornice mediatica imbiancata di banalissima retorica, il trionfo moralizzante dei vincitori astenuti e distanti che sbandierano sentimenti liberali per il bene comune della Nazione. Strepitoso, illuminante, provvidenziale! Un autentico capolavoro di sconcertante demagogia in chiave altamente strategica, un piccolo grande campionario di pronta furbizia politica, saggezza tattica e miserabile fede! Gli esperti di comunicazione del governo argomentano il “non voto” del referendum del 17 aprile con un “non ragionamento”, arrampicandosi su un sottilissimo filo della ragione, su cui per forza maggiore scorrono analisi superficiali imbastite di parole scariche, proiettate a far luce nel buio ideologico degli italiani che hanno avuto l’ardire di andare a votare in una bella giornata di sole.

Ecco, allora, che ad illuminare la povera mente di una popolazione confusa e affranta, finita nella morsa di un perverso sistema di comunicazione, corrono audaci e fieri paladini di una delle strutture politiche più grottesche della storia politica mondiale: il Pd dei magnaccioni, di quelli che senza vergogna alcuna fanno “ciaone”, che, a differenza di quelli vagamente anarchici della società di cui dice l'antica canzone, non bevono brocche di vino annacquato e non si sollazzano con abbacchi a scottadito, come da popolare tradizione romanesca. I moderni magnaccioni della politica vestono in grigio scuro, siedono sugli scanni del potere. Fanno affari e giocano in borsa. Speculano sottilmente sulle vite umane. Vessano con finto garbo le famiglie, togliendo loro dignità e mettendole in condizioni di disagio per il proprio tornaconto. Si arricchiscono, per mera finalità della funzione pubblica che svolgono, con i soldi dei contribuenti e si permettono lussi spropositati.

A proporre, con straordinaria sfrontatezza, una linea di condotta per migliorare la qualità dell’esistenza comune sono, dunque, parlamentari, affrancati dalla necessità di guadagnarsi il consenso, che denotano un assemblaggio culturale dinamico e moderno, dalla potenza filosofica e capacità di pensare fenomenali.
Renzi, con questi renziani, non andrà da nessuna parte. Oppure andrà dappertutto, anche su Marte. Si è visto, no? La forza propulsiva di un elettorato passivo proietta i rappresentanti politici in orbite impensabili.

Le schiere di pretoriani del Pd, dotate di speciali corde empatiche che si dilatano col massimo ed inutile sforzo per diventare simpatiche, in barba ad una percepibile fiacchezza intellettuale dimostrano di avere le idee chiare sul da farsi, ponendosi in bella mostra come fondamentale punto di riferimento per rilanciare definitivamente il club della nazione, grazie al quale persone dalla faccia di bronzo e di modestissima levatura possono atteggiarsi a fini pensatori.
Naturalmente, i servigi, che simili perfezionisti della politica procurano al paese, rappresentano per tanti osservatori una materia che va trattata con prudenza e riguardo, cercando di adeguarsi alla vena e allo spirito degli aspiranti riformisti. E qui sta il nocciolo della questione: vuoi vedere che si blatera di riformismo in un perfido e nauseabondo clima di neo-oscurantismo?

Non pare che in giro vi siano molti politici che avvertano il bisogno di adottare un linguaggio semplice e diretto per illustrare cosa sia e come si raggiunga il bene collettivo, tanto meno si notano giornalisti in abbondanza che tentino di trasformare l’informazione in conoscenza.
Tutti noi abbiamo imparato che l’etica non può prescindere dall’occorrenza di essere rappresentata da un'estetica compiutamente affine. Ragion per cui conviene ricordare che il padre del liberalismo moderno, Benedetto Croce, andava sostenendo che quest'ultima consiste nei particolari. E se anche questi, passano sotto gamba, senza essere adeguatamente osservati, analizzati e decodificati, non c’è verso per risalire e mettere a nudo la vera natura di una classe (inferiore), che governa un luogo come il nostro.