L'arco di Ulisse

12 Maggio Mag 2016 0935 12 maggio 2016

L'ambizione politica riposta nel lato B

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Sottoposta ad un sistema che appare brevettato soprattutto per il gretto e buffo trionfo della mediocrità, la nazione si avvia ad essere tra le più insignificanti del pianeta. Una classe dirigente per la maggior parte disonesta, a cui fa da contraltare una intellettuale che non sa pensare, fanno dell'Italia l'unico luogo al mondo dove il presente si stacca completamente dalla storia, fino a disconoscerla, mortificandola sconciamente.

Non c'è opera d'arte o vestigia antica che non gridi all'orrore di una contemporaneità in totale disarmonia con il passato. Non c'è pietra o pianta che non reclami il rispetto di una natura indegnamente oltraggiata. E non c'è italiano, cosciente della bellezza della propria terra, stracolma d’arte e di significati culturali, che non disprezzi il vuoto assoluto della politica, immersa in una abominevole e perenne campagna elettorale (anche in assenza di suffragio), dove atteggiamenti volgari e moralismi d’accatto si mescolano per formare una miscellanea che avvelena la democrazia, disconosce l’intelligenza, umilia la dignità.

L’ultimo campione che si cimenta in quella assurda disciplina che è diventata, ormai, la politica, si chiama Mario Turrini e si candida per amministrare una delle più belle città della nazione: Bologna. Costui, si è prodotto in una “genialata” senza pari, che da sola descrive e rivela tutta l’insipienza insita nella grettezza mentale dei nani che aspirano a diventare uomini di potere.

In un manifesto elettorale egli propone, in primo piano, il cosiddetto lato B di una donna per attirare l’attenzione sulla propria candidatura, preferendo quell’immagine ad uno slogan arguto su una qualsiasi pertinente idea di governo.

Il messaggio pubblicitario inerente all’attività amministrativa del potere politico oltrepassa, dunque, la necessità della menzogna e della fatua promessa per aderire, con rinnovata sfrontatezza, alla banalità più disarmante.

L’estetica del disgusto domina incontrastata la vita pubblica del paese, facendo della politica il principale campo di devastazione culturale. Il comico Antonio Albanese ha visto giusto e la sua gag, a ben vedere, risulta più eloquente della liturgia mediatica di chiunque editorialista.

Pertanto, “Cchiù pilu pe’ tutti!” E oplà, il fondoschiena femminile come emblema di una strategia politica vincente.

L’Italia ce la farà, ça va sans dire.