L'arco di Ulisse

22 Giugno Giu 2016 1928 22 giugno 2016

"L'acume geniale di Facci sui napoletani"

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“A meno di pensare i napoletani come un popolo incapace di intendere e di volere (la tentazione c’è) l’unico modo di non offenderli è concludere che hanno il sindaco che meritano” – Così, si è espresso Filippo Facci, da quel grande pensatore che è, sulla riconferma De Magistris a sindaco di Napoli.

Napoletani, incapaci, dunque, buoni solo a “contraffare”, come il nostro illustre ciabattone del giornalismo contemporaneo sostiene nella stessa nota pubblicata sulle pagine retro-illuminanti di “Libero”. Viene rieletto a guida della città un uomo inviso al mainstream dell’informazione curva, ed è quanto basta, alla nostra triste servetta settecentesca elevata al rango di filosofo, per licenziare un popolo come un ammasso umano interdetto a riflettere, valutare, scegliere. Napoletani sprovveduti, per lo più ignoranti, senza decoro. Napoletani di cartapesta, mistificati come elementi di un presepe mediatico che fa ignobilmente il verso a quello poetico dei vicoli e della tradizione, messo su di sana pianta per denigrare arbitrariamente la notevole intelligenza naturale di un popolo ed un luogo per tanti versi elitario, pur tra tante contraddizioni sociali.

Siamo nell’Italia dove il tartufesco pensiero di uno dei più disturbati operatori dell’informazione, grazie anche a un minimo di popolarità acquisita, dà risonanza ad invettive discriminanti e irritanti, che assurgono a libera opinione. Qualcuno, non io, dovrebbe spiegare a quelli di “Libero” che la provocazione, almeno quella di genere giornalistico, contempla in sé tutti i crismi di un minimo di conoscenza, intelligenza, decenza. Se essa viene svolta – per restare in rima – con supponenza, arroganza e negligenza, si ha il risultato ottenuto dal “facci(a) di chiulo” di cui, sopra: una scemenza d’autore.

Ci sarebbero motivi a sufficienza, egregio Facci Filippo, per credere che nella città che è stata dei greci cumani, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola, borbonica, francese, lei possa trovare adeguati stimoli culturali per affrancarsi della sua infelice condizione di “couillon” (un francesismo), per così dire.