L'arco di Ulisse

25 Luglio Lug 2016 1006 25 luglio 2016

Ai fanatici della religione rispondono gli idioti del potere

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Il dolore, nella sua componente di sentimento sconvolgente, accoglie nella profondità che gli appartiene tutta la pietà del mondo. Le immagini dei bimbi iracheni e siriani che piangono sanguinanti tra le braccia degli adulti, quando non sono cadaveri tra le macerie, raccontano il dramma nella sua essenza indescrivibile, annientando la retorica che ne illustra gli aspetti inquietanti e che fanno mercato delle vittime di una guerra assurda, delle morti infantili, dei corpi martoriati.
La sofferenza di anime tanto innocenti andrebbe lasciata nella cornice di una solenne compostezza, nel rispetto di coscienze cristalline che giudicheranno dall'alto i loro carnefici.
Uccisi e mutilati dal diritto a difendersi, come se la legittimazione a reagire contro la Jihad, violenta e assassina, dovesse reclamare necessariamente sacrifici di vite umane da immolare sull'altare della democrazia più fasulla, contraffatta e inattendibile.
Quale valore possono avere le parole che pretendono di descrivere nella giustezza del racconto le esistenze interrotte da una guerra tanto assurda quanto logisticamente indefinibile? I corpi senza vita distesi sul selciato di Parigi, Bruxelles, Nizza, Monaco, o tra i detriti di Aleppo, Raqqa, Falluja, Mosul testimoniano non la conseguenza nefasta di una battaglia tra milizie, ma il martirio atroce della popolazione civile, colpita a tradimento e senza una ragione. L'aberrazione esemplare è parlare e scrivere del conflitto tra jihadisti e Occidente come di uno scontro tra civiltà osservanti religioni diverse. In verità, non vi è nulla di più ignobilmente profano e barbarico degli attentati dell’Isis e dei bombardamenti occidentali nei loro territori. Non vi è una sola religione, men che meno una ragion di stato che possa contemplare un martirio così abnorme, smisurato nella sua efferatezza e crudele imprudenza. E quel che è peggio, non vi è morale che possa perdonare i responsabili di una simile malvagità, perpetrata a sfregio della dignità degli indifesi e di chi è esente da ogni torto. Tutto sembra dar conto che nella guerra tra i fanatici della religione e gli idioti del potere ci rimettano i civili di ogni credo e ideale. Pare persino troppo ovvio che l’Islam non possa essere la religione in nome della quale si immolano gli attentatori dell’Isis, colpendo a tradimento la popolazione nella sua quotidianità; così come i governi occidentali non rappresentino il grado di civiltà delle nazioni in nome delle quali fanno stragi di innocenti. Ma, l’argomento raramente trova asilo sui media.

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