L'arco di Ulisse

6 Settembre Set 2016 1126 06 settembre 2016

Non proprio una santa

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Quando appare la “santa”, una sorta di caricatura di Teresa di Calcutta, il film “La grande bellezza” di Sorrentino porge un altro dei suoi messaggi stilisticamente illustrati e ragionati in piani sequenza, dove l’immagine vale la riflessione prolungata dell’autore. La religiosa, vistosamente rinsecchita e decrepita, si lascia cogliere psichicamente malferma, suscitando un senso di pietà che si allontana dalla contemplazione mistica di un fisico provato e sofferto. Il suo volto è attraversato non saprei da quante rughe, con la bocca che si apre per mostrare gengive senza denti. Lo sguardo, non proprio vitale ed espressivo rivela la stanchezza della vecchiaia, oppure, molto semplicemente, una condizione di demenza senile ad uno stadio avanzato, o ancora il disorientamento di un’anima pia che per tutta la vita si è prodigata per la chiesa, accrescendone la ricchezza e il patrimonio con fondi raccolti per milioni di dollari. “È tecnicamente una santa”, sottolinea, nel film, un cardinale dedito agli stravizi e intento a gozzovigliare in maniera perpetua. Avere fede non è per niente facile e bisogna cedere all’irrazionalità per magnificarsi di speranza e carità, sembra dirci il regista premiato con l’Oscar. Certo è che assaggi di secoli bui, in epoca moderna, risultano bocconi difficilmente digeribili. E qui, l’argomento porta lontano, meglio non divagare e restare sulla notizia, anche se porre l’attenzione sulla necessità di riconoscerci una volta per tutte in uno stato laico non esula da questa.

La cronaca reale, o se si preferisce, quella vaticana, racconta di una canonizzazione esemplare, avendo, la defunta santa, elargito a un mortale, in maniera trasparente e chiara, il fatidico miracolo, elemento necessario per entrare in santità. Nel 2008, infatti, la suora albanese avrebbe miracolato a Santos, in Brasile, un uomo con un’infezione virale al cervello. Monsignor Brian Kolodiejchuk, il postulatore che segue le pratiche dei candidati alla santità ebbe a dire: “la commissione medica ha votato all’unanimità che alla luce delle attuali conoscenze mediche la guarigione è inspiegabile.” Una volta ricevuta, dunque, il visto finale del Congresso dei Cardinali e dei Vescovi della Congregazione per le Cause dei Santi, Anjezë Gonxhe Bojaxhiu, al secolo Teresa di Calcutta, è stata fatta santa da Jorge Mario Bergoglio, nelle vesti di Papa Francesco.

Non si tratta, pero, di una santificazione priva di critiche, tant’è, che bene al di là di ogni agiografia estatica della protagonista, da più parti si sollevano dubbi circa l’opera perseguita dalla santa durante il suo apostolato. Testimonianze dirette, di volontari presso le Missionarie della Carità, l’ordine monacale fondato dalla santa, rivelarono lo stato assolutamente insufficiente e inadeguato delle strutture di accoglienza per i poveri e i disagiati di Calcutta, definiti luoghi per moribondi, non case di cura. Anche le riviste mediche “The Lancet” e “British Medical Jornual” segnalarono, all’epoca, le cattive condizioni di vita dei pazienti nella celebre clinica della città indiana.

Ma chi, più di tutti, ha intaccato il mito della figura celeste della piccola grande suora, è stato senza dubbio il giornalista britannico Christopher Hitchens. Nel suo libro “La posizione della missionaria”, edito nel 1995, egli ha duramente contestato l’azione di Madre Teresa, fino ad arrivare a sostenere che la santa non fosse tanto un’amica dei poveri quanto della povertà: “Lodava la povertà, la malattia e la sofferenza come doni dall'alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia”.

In verità, non sono pochi e irrilevanti gli aspetti controversi legati all'attività della santa. Lo scrittore indiano Aroup Chatterjee ha avanzato dubbi argomentati e articolati sul reale impatto delle opere di Madre Teresa. Chatterjee, nel suo libro “Mother Teresa: The Final Verdict,” ne ha criticato la visione religiosa, a suo avviso esageratamente dogmatica, e le sue dichiarazioni di carattere politico, considerate estremamente conservatrici. Ma, non era questo l’unico motivo di controversia che alimentava lo spirito critico dello scrittore: la stessa gestione per niente trasparente delle generose donazioni finite in conti segreti suscitava dubbi e sospetti non di poco conto. Donazioni che provenivano anche da personaggi di animo non proprio caritatevole, come l’ex dittatore di Haiti, Jean-Claude Duvalier, o Charles Keating, condannato per truffa, che utilizzò una buona parte dei proventi fraudolenti per finanziare la congregazione religiosa delle Missionarie della carità. E non mancano le critiche anche sull’eccessiva cura dimostrata nella costruzione delle strutture per allargare l’ordine delle suore istituito dalla santa, a discapito delle case di cura che dovevano ospitare i poveri e i malati diseredati. Da noi, le monache di madre Teresa, sono ospitate in una delle più belle ville-convento di Roma, sul colle Celio, con vista panoramica sul Palatino e Aventino, probabilmente esentate da IMU e qualsiasi altra imposta. Non per fare dell’ironia irrispettosa e profanatrice, ma in queste condizioni così agevoli e agiate sentirsi “beate” è fin troppo facile.

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