L'arco di Ulisse

24 Settembre Set 2016 1235 24 settembre 2016

La pixel art della Lorenzin nell'estetica del disdicevole

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Della propaganda del Fertility Day si è detto e scritto di tutto. Tante invettive sono giuste e appaiono come logica conseguenza di una reazione al pessimo. Altre, pur essendo articolate, presentano il difetto di infierire oltre il contenuto stesso della copertina dell'opuscolo redatto dal ministero della Sanità. Altre ancora sono pertinenti e ben ragionate. Nessuna però, a mio parere, merita tanta attenzione quanto il pensiero espresso, in merito, da Annamaria Testa, esperta sensibile e attenta di comunicazione. La studiosa ha inquadrato in maniera lucida e analitica, contemplando i sani principi della corretta divulgazione, una 'querelle' che rischia di essere bollata come tragicomica, da considerarsi al limite del verosimile, apparendo e riapparendo, nella cronaca nazionale, come una buffa e teatrale maschera spettrale, ogni volta più malconcia e ridicola. La linea peggiorativa, difatti, perseguita dagli autori della copertina ministeriale, ha del sensazionale.

Rappresenta solo un cattivo esempio di comunicazione pubblica? Secondo la dott.ssa Testa, no. Potrebbe esserci dell'altro. 'È ignoranza della condizione e dei sentimenti dei cittadini italiani? È incompetenza e trascuratezza delle più elementari regole della buona comunicazione? È presunzione? È arroganza? È cecità ideologica? È pedagogia autoritaria? È pura assenza di buonsenso?' si chiede l'esperta.

E, qui, la comunicazione del Fertility Day potrebbe assumere l'importanza del classico caso di studio, dove assurge a prototipo di una comunicazione pubblica deviante, che allontana dal vero e, quindi, rovinosa e finanche nociva, oltre che inefficiente. Se in molti, ma davvero tanti, stigmatizzano, anche in maniera piuttosto decisa, l'immagine e il messaggio della brochure in argomento va da sé che quel tipo di comunicazione risulti dannoso e controproducente, poiché sono le stesse persone a cui è rivolta che ne decretano la scarsa qualità, rifiutandone e disconoscendone i contenuti, rappresentati da un'estetica inguardabile, giudicata tale dallo stesso Presidente del Consiglio.

Resta indifendibile l'approssimazione con la quale si è giunti a comporre un messaggio pubblicitario che mostra a dismisura la mancanza di tatto su un tema tanto sensibile. E ci si chiede, non alla maniera di un cultore del settore, ma dando retta a una logica comune, come si sia reso possibile tirare fuori dall'immenso spazio della fantasia una simile bruttura. Dove si è andati a pescare! E dove mai si voleva andare a parare? Davvero la frattura tra il bene e il male, indagata da Platone, Dostoevskij, Freud, può essere tratteggiata col pennarello ministeriale della Lorenzin? Tutti hanno visto, credo, come l'immagine della copertina dell'opuscolo di cui si tratta presenti, in maniera così banale e stereotipata, due foto contrapposte e di diverso colore, che dovrebbero, nell'intenzione di chissà quale sciagurata creatività, rappresentare il paradiso fertile delle buone abitudini e l'inferno sterile di quelle cattive.

Di cattivo, francamente, rimane il gusto, con il quale si pretende di educare gli italiani. Per intanto, la ministra fa sapere tramite l'agenzia Adnkronos che desiderava una campagna fatta da professionisti, salvo procedere con le risorse interne del ministero, realizzando 8 opuscoli che lei stessa avrebbe corretto e mandato all'Istituto superiore di sanità (Iss) per le correzioni. Ma, lì, a quanto pare, secondo la Lorenzin, sarebbe accaduto qualcosa di strano: la locandina uscita non è quella che la ministra avrebbe controllato in precedenza. Insomma, un pasticcio non da poco, che ha spinto la Ministra ad aprire un'inchiesta interna per individuarne i responsabili.

Filtra, finanche, dal ministero, la volontà di presentare un esposto in Procura per un'indagine da parte della magistratura su quanto accaduto.

Alla prossima campagna pubblicitaria!

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