L'arco di Ulisse

29 Settembre Set 2016 1018 29 settembre 2016

Sul ponte sventola bandiera bianca

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Intorno alla figura di Matteo Renzi si può dire tanto, spendendosi in apprezzamenti e confutazioni, avendo egli pregi peculiari e difetti molto comuni: è veloce di mente come pochi, ma talvolta mette a rischio la sua credibilità di leader, esponendosi a giudizi severissimi e a polemiche non del tutto retoriche e forzate. Di lui, dicevo, si potrebbe parlare talmente bene, o male, che non è mai abbastanza. Non credo ci siano altri politici che si prestano a questo tipo di considerazione. Sono pochi coloro che hanno il suo talento e tanti altri non ne possiedono quella freschezza mentale necessaria per rinnovare la forza di uno schieramento, o per tentare di ripensare l'applicazione del potere e rimodellare il sistema di governo.

Eppure, non esiste un 'renzismo', ossia una visione originale e fortemente caratterizzante della politica che faccia leva su presupposti personali. In pratica, il nostro premier, al di là della rottamazione del vecchiume da nomenclatura, ha proposto una rivoluzione tanto leggera e per certi versi allegra, che il 'berlusconismo', a confronto, è apparso quasi speculare. Qui, si fanno congetture, dunque, intorno a una disinvolta filosofia di innovamento, che dopo un accurato restyling del 'vecchio' ne ripropone le fattezze in versione aggiornata.

Per meglio dire, sembrerebbe che Renzi abbia rottamato la parte sbagliata dello schieramento politico nazionale, in cui la sua azione non fila proprio liscia come vorrebbe, considerato che tanti, nel Pd, simpatizzanti e dirigenti, storcono il naso alle sue performance. E ci si chiede: sarebbe azzardato ipotizzare che, questi, a destra avrebbe sbancato!

Da Renzi ci si attende una linea di interruzione con il passato, acrobazie dialettiche da leader autentico che esprimano un concetto politico di consistente peso, proposte ben salde e concrete a supporto delle speranze di tanta parte di italiani disillusi e affranti, invettive decise e composte nei riguardi di chi ha contribuito notevolmente a ridurre ai minimi termini la fiducia nella politica e nelle istituzioni, una qualsivoglia presa di posizione che giustifichi e legittimi i propositi del suo governo. Gli italiani hanno troppe esigenze, reali e impellenti, per cedere al fumoso marketing politico, abbondantemente abusato da chi lo ha preceduto in carica. Insomma, per farla breve, si ha la sensazione che ci voglia ben altro che ricorrere al ritornello dell'opera sullo stretto, da considerarsi, ormai, alla stregua di una vecchia battuta che fa ancora ridere, per rilanciare economicamente e socialmente uno Stato. Come ha potuto, Renzi, cedere alla tentazione di una simile gag che aveva caratterizzato il ventennio burlesque?

In tutta coscienza, in questo frangente storico tanto delicato, la vita pubblica italiana necessiterebbe di personalità dotate di una spiccata capacità critica e di pensiero, tale da rinvigorire l'idea stessa dell'impegno politico e farne un'attività realmente soggetta a ragionamento, non più separata dal bene comune, e in virtù della quale programmare il futuro della popolazione, privilegiando il benessere delle famiglie, la loro sicurezza e la serenità dell'individuo. L'ultimo leader politico che ha rivolto una particolare e dettagliata attenzione ai lavoratori, ai disoccupati, ai disagiati e agli studenti è stato Enrico Berlinguer, il cui impianto ideologico a sostegno della 'questione morale' rimane ancora oggi straordinariamente moderno e di adeguata applicazione.

Ma dove si è visto mai che gli innovatori politici debbano necessariamente avere una verve comica, prima ancora che idee, conoscenza e lealtà? Avere come punto di riferimento continuo una sorta di sub-cultura, condensata in un tubo catodico e intrisa di facili slogan, ignorando del tutto l'eredità culturale e morale legata ai risvolti più sintomatici della storia politica di una nazione non può costituire una premessa per le speranze del suo popolo. Vale per Renzi, come per gli altri. Diversamente, sul ponte delle meraviglie sventoli pure bandiera bianca, in segno di resa, afflizione, scoramento.

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