L'arco di Ulisse

28 Novembre Nov 2016 1526 28 novembre 2016

Castronerie su Castro. (Lettera aperta a Roberto Saviano)

  • ...

Libertà è anche poter scrivere castronerie su Castro. Se ne possono dire tante che non è mai abbastanza. Esiste un castrismo post rivoluzionario, certo, e solo un fanatico castrista potrebbe negarlo, ma relegare Fidel nel recinto vergognoso e sprezzante della terminologia di "spietato dittatore" è quanto meno da superficiali, da analista povero, da banale esternatore. E se a incappare in sconvenienti osservazioni di simile fattura sono intellettuali popolari come Roberto Saviano, la castroneria assume le dimensioni di una notizia che si offre ad apprezzamenti, commenti, stigmatizzazioni, come avviene, semplicemente, qui.
E, allora, egregio Saviano, comincio col dirle che se potessi le offrirei la mia libertà.
A lei, che ancora oggi è costretto a vivere scortato e in condizioni che limitano terribilmente la sua quotidianità, per aver scritto con coraggio e maestria un libro che aveva tutto il diritto di scrivere per affermare la sua identità di scrittore e sensibilizzare il mondo su un problema reale, come quello relativo alla criminalità organizzata, va tutta la nostra solidarietà. Questo, per dirle, quanto io abbia in considerazione soprattutto le sue condizioni di vita. Quanto al suo talento da scrittore, il successo che lei ha ottenuto col suo "Gomorra" è indicativo. E gliene auguro altri, convinto come sono che prima o poi lei riuscirà a liberarsi dal cliché "gomorroico" che distingue anche i lavori successivi al suo best seller.
Il suo tweet su Castro, tuttavia, la pone in una strana posizione intellettuale. Tanto svelto e puntuale, se pure a discapito dell'analisi profonda, a dare addosso a Cuba, quanto refrattario a parlare di un paese, il nostro, dove negli ultimi anni sono emigrati all'estero più persone di quante ne siano arrivate, fuggendo da guerre e fame. Eppure, Cuba, con tutte le sue contraddizioni, è un nazione su cui è gravato un miserabile embargo, lasciata sola contro tutti, dove resistere ha costituito già una entusiasmante vittoria e dove si festeggia il Pride (essendo stata, l'omosessualità, depenalizzata vent'anni fa, nel 1997, con annessa e onesta autocritica dello stesso Fide Castro), altro che omosessuali perseguitati, come lei afferma.
Ma, Saviano, su, non le è mai venuto in mente che anche gli italiani, così come i cubani e qualsiasi altra popolazione del mondo, desiderino andare oltre i confini nazionali, ritenendo di realizzare le proprie aspettative in maniera migliore rispetto a quelle che hanno a disposizione nel proprio paese? Perché accodarsi banalmente al tam tam del mainstream che recita "Cuba è una dittatura, la gente vuole fuggire, gli omosessuali sono perseguitati, i dissidenti oppressi". È tanto certo, gentile Roberto, che l'immagine della dittatura cubana che si ha all'estero non sia quella dei primi anni '70, del cosiddetto "quinquenio gris" che la stessa ortodossia politica della Cuba di oggi definisce come "intento de implantar como doctrina oficial el Realismo socialista en su versión más hostil." Sono passati 35 anni da allora. E Cuba, oggi, non è quella roba. I cubani pensano e fanno quello che vogliono. Hanno amato e disprezzato Fidel come da noi si apprezza e si respinge Renzi, Berlusconi, o Gasparri (quest'ultimo sull'argomento la pensa come lei).
Prometta, Roberto, che prenderà visione della dignità del popolo cubano e di come Fidel, certamente più leader di quanto non sia stato dittatore, sia riuscito a compattare un popolo e a dargli orgoglio nazionale. Un popolo che, una volta cessati gli aiuti dall'URSS e gli USA inasprirono l'embargo, fece letteralmente la fame. Il governo americano sperò inutilmente in una rivolta. Invece quel popolo, che lei nel suo tweet ha definito oppresso, si rimboccò le maniche e ne uscì come si conviene alla gente tosta, inventandosi il pastrocchio di soia, intruglio distribuito alla popolazione come "proteinas para el pueblo". I cubani di Fidel sono incredibili, Saviano. Pensi che hanno esportato medici in cambio di petrolio. Perché questo è quello che hanno: risorse umane e intellettuali. Fidel è riuscito a dare cibo, salute e istruzione a tutti i suoi cittadini nonostante la diplomazia mondiale lo avesse messo in condizioni difficilissime. Fidel è rivoluzione, Saviano. Bisogna amare e comprendere questa parola in tutti suoi aspetti per averne rispetto. Il "barbudos" non è un idolo a cui si deve essere devoti. Lo si ama perché è il solo folle che si è dato razionalità e impegno civile, vincendo una battaglia proibitiva. Questo è quanto, Saviano. I miei auguri per la sua carriera di scrittore e intellettuale. Voglia credermi.

Correlati