L'arco di Ulisse

2 Dicembre Dic 2016 1235 02 dicembre 2016

Ma quale sciagura, solo uno spettacolo pirotecnico dell'Eni!

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Una raffineria brucia, alzando un fungo di fuoco e fumo altissimo, che si protrae verso cielo per decine di metri. L'incendio assume la spettacolarità del dramma, dove le fiamme si dilatano ondeggiando e illuminando la notte, come testimoniano le mille foto scattate da varie distanze e angolature. Non ci sono vittime, non ci sono feriti, nessuno si è fatto un graffio. Resterebbe da decifrare il danno ecologico, ma l'Eni, padrona dell'impianto, assicura che non vi sono problemi di inquinamento e di tossicità. "Si è trattato solo di uno spettacolo ad effetto", affermano i dirigenti della multinazionale statale. Ed è a questo punto, che gli operatori dell'informazione tirano un sospiro di sollievo, adagiandosi sulle dichiarazioni di chi ha appena paragonato il disastro a una sorta di pirotecnico fuoco d'artificio.

Strano, dopo aver assistito alla festa, viene raccomandato alla gente di restarsene in casa e tenere le finestre chiuse. Quanta premura! Perché mai tanta prudenza se viene raccontato che tutto è normale e niente di pericoloso per la salute delle persone è successo? Precauzioni, forse. Solo semplici precauzioni. Oppure, raccomandazioni responsabili di chi sa dei rischi che si possono correre in questi casi, conoscendo perfettamente l'entità dei danni che simili incendi possono arrecare alla salute?
Sarò anche sospettoso e diffidente, ma, francamente, io non ci vedo chiaro. Insomma, non è proprio una cosa da niente o un divertissement il fatto che una palla di fuoco si sprigioni dall'interno di una raffineria. C'è, o no, una causa da indagare e divulgare? Come è successo? E perché? Davvero non ci sarà da temere un inquinamento all'ambiente circostante e non ci sarà da preoccuparsi per eventuali ricadute tossiche? Basterà, il vento, da solo, che ha spinto il fumo in verticale, a scongiurare ogni pericolo?

Intanto, l'allarme (di tipo 2, precisano gli addetti ai lavori) è scattato intorno alle 16.00 di ieri. All'interno della raffineria Eni di Sannazzaro de' Burgondi, una delle più grandi d'Italia, è scoppiato un vasto incendio: il fuoco che si espande dall'impianto ha impressionato la popolazione locale e un fumo nero ha impestato l'aria: "Non uscite di casa" è stato l'ordine per tutta la popolazione. Una raccomandazione confermata dall'Arpa che diffonde in un comunicato come siano presenti nell'aria sostanze che possono provocare irritazioni al naso e alla gola.
In paese e nella vicina Ferrera Erbognone vi sono state scene di panico da apocalisse, facendo registrare diversi malori dovuti all'ansia e alla paura. I testimoni che hanno pubblicato sui social foto e video dell'evento raccontano di aver visto una massa enorme di fuoco, le cui fiamme davano l'idea di una potenza distruttiva devastante. Per domare l'incendio, che si è verificato nell'area denominata Cantiere Est 2, una parte dell'impianto di recente realizzazione, sono occorse molte ore.

Di seguito, tanto per alimentare dubbi, giammai certezze, qualche informazione sull'impianto: nel marzo del 1986, la raffineria è stata dichiarata "sito industriale a rischio di incidente rilevante". Si hanno, dunque, le prime reazioni da parte della popolazione che vuole essere rassicurata circa la tutela della salute e dell'ambiente. Si dovranno però, aspettare due decenni prima di assistere alla creazione di comitati autonomi e indipendenti che operino per la salvaguardia di questi temi nel comune di Sannazzaro.
Da un confronto con i dati dichiarati dai maggiori impianti inquinanti d'Italia, risulta che la raffineria di Sannazzaro sia classificata al quarto posto per emissioni in atmosfera di PM10 ed addirittura al terzo per quanto riguarda le emissioni di cadmio e cromo.
Mentre, la prima proposta di indagine epidemiologica sui possibili danni alla salute causate dalle emissioni della raffineria è del 2002, e prendeva in considerazione l'esposizione negli anni a cavallo tra il 1995 e il 2000. L'indagine, stranamente, non è stata portata a compimento. Inoltre fino al 2007 le centraline di monitoraggio delle emissioni in atmosfera, sono state gestite dallo stesso Eni, ricoprendo cosi, al tempo stesso, il ruolo di controllore e di controllato. Nel 2014 il consiglio comunale ha approvato all'unanimità la richiesta di indagine epidemiologica su tutta la popolazione di Sannazzaro de' Burgondi.
Quello che è successo ieri, invece, in data 1 dicembre 2016, è cronaca in parte raccontata, in parte da raccontare.

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