L'arco di Ulisse

9 Dicembre Dic 2016 1018 09 dicembre 2016

Perché non riformare il linguaggio politico? (Dal punto di vista di una farfalla)

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Non vi è dubbio che bellezza e discrezione siano scandite in una forma perfetta dal battito d'ali della farfalla. Che svolazzi in cerca di un fiore, o poggiata delicatamente su di esso per succhiarne il nettare, questo minuscolo essere vivente, della specie dei lepidotteri, emana un senso di grazia che dà conto dell'esistenza di un creato, dove la natura si dispone al di sopra di tutto, lasciandosi cogliere nella percezione trascendentale dell'esistenza. La farfalla accende la meraviglia del bambino ed acquieta l'adulto. La sua presenza rende purezza ai luoghi ed infonde gaiezza. Se, poi, avesse un pensiero, sarebbe quello di Dio e svelerebbe i principi della giustezza; oppure, contemplerebbe sotto il cielo stellato l'interiorità di Kant come unica legge morale; o, chissà, rifletterebbe l'ossessione di Nietzsche, andando a ribadire una volta di più che l'affermazione della libertà coincide con il destino stesso dell'uomo; o, ancora, sospirerebbe nel relativismo di Schopenhauer, dove ognuno guarda alla vita tramite la propria volontà.

Di sicuro, il punto di vista di una farfalla costituirebbe un modello di riferimento per ogni mente laboriosa che seguita nell'esercizio di miglioramento dello stile e nel perseguimento di contenuti etici. Da un simile osservatorio potremmo essere edotti su ogni cosa, venire a capo dei dilemmi di sorta che impediscono il progresso delle coscienze e comprendere, una volta per tutte, perché mai, nel nostro paese, non si riesca ad infondere forza e l'armonia necessaria ai processi di cambiamento, di cui la nostra società avrebbe bisogno per rigenerarsi. Un prodigio mentale di una levatura tanto assoluta risolleverebbe l'elettorato italiano dai suoi dubbi e si ergerebbe a faro spandi luce sul futuro, sì da non consentire alla politica di ripetere scioccamente il medesimo errore che ne pregiudica da secoli la sorte: guardare alla realtà senza interpretarla e piegarla ai propri convincimenti.

Ecco, la premessa, ora, sembra sia stata messa a punto per porre la domanda che ho in mente sin dall'inizio: cosa penserebbe una farfalla delle dichiarazioni che i politici hanno rilasciato all'indomani dell'esito referendario? E ancora: esistono analisti che hanno tanto fosforo nel cervello quanto se ne attribuisce, qui, ad una cornicina di una semplicissima, tranquillissima, piccolissima farfalla? Domande retoriche, ovviamente, buone per giocare con le parole e riflettere appena sulla pochezza intellettuale tutt'intorno.
Il pentolame ideologico che caratterizza lo scenario politico in competizione sembra proporne la parte senza cuore e senza cervello. A generare le rivoluzioni, infatti, soprattutto se pacifiche e culturali, sono le idee e le azioni che ne conseguono, mentre per creare la più effimera delle illusioni di riscatto sociale basta una comunicazione senza sangue, personalismi di maniera, opportunismi d'accatto e finanche un movimento di massa che segue un automa monotono e ripetitivo.

Alla politica manca una campo di alta critica dentro al quale ravvedersi e rigenerarsi. Diversamente, essa rischia di apparire come una materia asettica, priva di ogni slancio vitale del pensiero e dell'analisi, come ampiamente dimostrato, nei commenti post referendum, dall'atteggiamento inespressivo dei suoi rappresentanti di punta, di cui sono tristemente noti il lessico e i contenuti, funzionali, beninteso, al gioco e al linguaggio parlamentare, non per comunicare con il popolo, che ha ben altre esigenze, anche di carattere estetico. E in merito al da farsi ci becchiamo definizioni come "Governo istituzionale", o, "Governo di responsabilità", come se potessero esistere governi privati e clandestini, o di irresponsabilità e sconsideratezza. A chi, non pare evidente che un governo debba per forza maggiore, almeno in teoria, essere istituzionale e responsabile, a prescindere dalle cause e dal momento in cui si insedia? Istituzionale, o responsabile, lo diventa solo in casi di emergenza? Forse, bisognerebbe pensare di riformare soprattutto la politica, a partire dal suo linguaggio.

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