L'arco di Ulisse

30 Gennaio Gen 2017 1518 30 gennaio 2017

Bersani e D'Alema, padri accidentali di cotanto figlio! (Ovvero, le metamorfosi innaturali del Pd)

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Dalle ceneri di un partito che fa riferimento a Gramsci, spuntano pallidi, in una cornice mediatica imbiancata di banalissima retorica, le ragioni moralizzanti di un ennesimo nuovo sentimento liberal, (re)interpretato con la consueta disinvoltura da Matteo Renzi. Più in basso, nella logica di trasformazione della stessa area di appartenenza, la prospettiva di un partitino di sinistra sopravanzata e démodé; uno spazio di sopravvivenza politica per le esigenze intellettuali, per così dire, di D'Alema e Bersani, responsabili - come sostiene il lucidissimo Emanuele Macaluso - del fallimento del Pd e padri accidentali del medesimo Renzi.

A illuminare, dunque, la povera mente di una buona parte della popolazione, confusa e affranta, che una volta si sentiva orgogliosamente di sinistra, sono ancora una volta audaci e fieri paladini di una delle strutture politiche più autolesionistiche della storia politica mondiale: quel Pd che non ha mai saputo essere una forza moderna di aggregazione popolare e men che meno dare risposte per guadagnarsi la giusta considerazione di chi guardava nella sua direzione con speranza. A proporre, con straordinaria sfrontatezza, una linea di condotta che suscita un'attenzione opaca e flebile, tipica di un elettorato passivo e disincantato, sono i protagonisti delle speranze deluse. Da una parte chi non è stato capace di sostenere un ruolo di egemonia culturale e politica nel paese e, quel che è peggio, all'interno del proprio partito, come D'Alema e Bersani; dall'altra chi ne ha saputo approfittare prontamente, senza tuttavia entusiasmare più di tanto la piazza, come, appunto, l'energico Renzi.

Costui, tuttavia, dotato di speciali corde empatiche che si dilatano con dispendioso sforzo per diventare simpatiche, dimostra di avere le idee chiare sul da farsi, ponendosi con verve abituale come fondamentale punto di riferimento per rilanciare definitivamente il club della nazione.

Naturalmente, i servigi che un simile perfezionista della politica mette a disposizione del paese rappresentano, per tanti osservatori, una materia che va trattata con prudenza e riguardo, cercando di adeguarsi alla vena e allo spirito dell'aspirante riformista.

E qui sta il nocciolo della questione: vuoi vedere che si blatera di riformismo in un perfido e nauseabondo clima di neo-oscurantismo? Non pare, in verità, che in giro si avverta il bisogno di adottare un linguaggio semplice e diretto per illustrare cosa sia e come si raggiunga il bene collettivo. E Renzi, in questa ottica, non sembra convincere abbastanza.

Tutti noi abbiamo imparato che l'etica non può prescindere dall'occorrenza di essere rappresentata da un'estetica compiutamente affine. Ragion per cui conviene ricordare che il padre del liberalismo moderno, Benedetto Croce, andava sostenendo che quest'ultima consiste nei particolari. E se, questi, passano sotto gamba, senza essere adeguatamente osservati, analizzati e decodificati, non c'è verso per risalire e mettere a nudo la vera natura di una politica che fa della doppiezza la sua caratteristica principale.

Ora, un partito perpetuamente in divenire, come il Pd, che ha tranciato in scioltezza ogni legame col passato più glorioso e significativo, tanto che un pensiero di Gramsci o una posizione morale di Berlinguer risultano, oggi, essergli del tutto estranee, finisce con l'assumere la forma dell'acqua, adattandosi alle linee estetiche di qualsiasi contenitore che abbia un peso specifico. E come l'acqua (gasata), il Pd, una volta passato a liquefazione e rinunciato a una configurazione solida, ha necessità di essere contenuto, delimitato e plasmato da un sistema di potere inclusivo, sì da esistere in una forma incongrua che va modellandosi agli umori e alla volontà di chi lo ha predisposto all'imbottigliamento e ne dispone. Il Pd privo di P (fosforo) ed in versione di H2O (acqua) riempie le otri di un apparato di comando, lasciando a secco la pianta dell'ideologia e della coerenza.

Fuor di metafora, rimane una forza che si ritorce contro se stessa, delegittimandosi con atteggiamenti ed argomentazioni che hanno come priorità il controllo della struttura che la compone, ossia il partito in quanto simbolo ed istituzione, ignorando, clamorosamente, le aspettative popolari e di chiunque si auguri una sinistra rinvigorita. All'interno del suo ambito decisionale, si guarda con ossessione ad un leader che sappia stilisticamente e concretamente rappresentare esigenze circoscritte agli interessi della medesima classe dirigente, bandendo ogni strategia che possa portare ad individuare un'anima e una mente in grado di rappresentare in maniera consona la base ipercritica, cresciuta a dismisura rispetto al suo apice, sprofondato, ormai, in una sorta di sonnambulismo intellettuale che ha dell'incredibile.

Il Pd, infine, come strumento persuasivo di resistenza al cambiamento: un partito originariamente proiettato verso i diritti e le esigenze delle masse, che, in un frangente storico delicato, si ritrae di fronte alla naturale possibilità di interpretare responsabilmente l'insofferenza popolare tanto tangibile e fondata, funge da deterrente alla voglia generale di neutralizzare il sistema politico dominante, mettendosi di traverso sulla strada dell'innovazione e favorendo, di fatto, l'onda subculturale del populismo.

E, in ultima e paradossale analisi, chissà che il Pd non faccia un tentativo di porre finanche rimedio alla perdurante crisi di identità della destra, giungendo fino a un centro, prossimo a quell'area? In fondo, le incessanti trasformazioni che lo portano a spostarsi in continuazione non lo spingono affatto nella direzione opposta.

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