L'arco di Ulisse

3 Febbraio Feb 2017 1521 03 febbraio 2017

Virginia Raggi, come "la gatta sul tetto che scotta"?

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Virginia Raggi, sindaca di Roma e fondamentale campione di un modello di governo su cui i vertici e il popolo dei cinque stelle hanno riposto ambizioni e speranze, è indagata per abuso di ufficio e falso in atto pubblico, nell'ambito dell'inchiesta sulla nomina del fratello di Raffaele Marra, Renato, alla direzione del dipartimento Turismo del Campidoglio.
Gli inquirenti hanno posto la loro attenzione su una polizza assicurativa sulla vita da 30mila euro, sottoscritta da Salvatore Romeo a beneficio della Raggi, che, una volta eletta sindaca e insediatasi al Campidoglio, ha promosso Romeo (viene da dire "er gatto più dritto der Colosseo") a capo della segreteria, triplicandogli lo stipendio, fino ad arrivare a 110mila euro, ridotti a 93mila dopo l'intervento dell'Anac.

Strana operazione finanziaria, questa (le polizze vita solitamente vengono fatte a favore di parenti stretti), che, agli occhi di chi predilige l'adagio andreottiano, "A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina", assumerebbe la valenza di una sorta di pegno, posto alla base della stretta collaborazione politica e professionale tra la sindaca e il funzionario, insieme e operativi finanche sui tetti del Campidoglio, lontano da occhi e orecchi indiscreti.

Virginia Raggi, come "la gatta sul tetto che scotta"? Purtroppo, troppi elementi ne stanno compromettendo l'immagine, la coerenza, la trasparenza. Basta dire che è entrata di diritto tra i politici che, "a loro insaputa", beneficiano di consistenti e generosi favori. L'appannamento e le difficoltà della Raggi dimostrano che senza una visione corretta della politica e senza l'applicazione di un trasparente metodo di confronto interno, l'onestà da sbandierare diventa solo uno slogan posticcio. Un ritornello distintivo che preclude alle competenze. Un marchio inconfondibile di inadeguatezza. È la logica grillina a creare necessariamente degli incapaci. E anche quando la (de)selezione della classe dirigente voluta dal comico conta delle persone diligenti e armate di buona volontà, il risultato politico non può che essere frustrante, poco lineare e per niente funzionale a una buona amministrazione.

Così, nell'ottica contorta del grillismo e nella continuità disarmante della cinica politica romana, si apre l'ennesimo caso di malcostume e di cattiva amministrazione. Un marchio di fabbrica che, a quanto pare, bolla anche il M5s, ridimensionandone non poco la credibilità e, quel che è peggio, mostrandone la disarmante vulnerabilità.

Virginia Raggi, probabilmente, ora, sarà stata lasciata sola. Per tanti, in questo frangente, risulta poco conveniente accostare la propria immagine a quella della sindaca di Roma, in odore di disfatta, sgretolamento, decadenza. Il tetto del Campidoglio si sta arroventando. Romeo ne è già sceso, e non vivrà di certo gli stessi contraccolpi destinati alla donna che avrebbe dovuto essere l'avamposto di governo più significativo per le ambizioni del M5s. Fino a quando, la Raggi, ballonzolerà su quelle tegole roventi?

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