L'arco di Ulisse

13 Marzo Mar 2017 1601 13 marzo 2017

Come sarebbe stato accolto, Salvini, da Totò, Eduardo e Troisi?

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Fondamentale per una democrazia che ognuno esprima le proprie idee. E chi mai potrebbe metterlo in dubbio? Domanda: possono essere definite idee un ammasso di volgarità, volte a offendere una popolazione che abita in una determinata area geografica (il meridione d'Italia), a maggior ragione se a pronunciarle è addirittura un rappresentante italiano del Parlamento Europeo, come Matteo Salvini? Dopo quasi trent'anni di insulti e di battute pacchiane rivolte dai leghisti ai meridionali in genere, si ha che il "capitano" della Lega decide di fare proseliti oltre i confini naturali del suo partito, facendo qualche capatina al sud, dove, però, ogni volta ha bisogno di ingenti e costose scorte per andare in giro a fare i suoi comizi. Nelle regionali del 2015 migliaia di agenti, sottratti al controllo pubblico delle città, hanno scortato il leader leghista, in tour per la penisola, per difenderlo da accese contestazioni popolari.

La storia si è appena ripetuta. Napoli non vuole saperne di Salvini, sebbene egli, improvvisamente, abbia chiesto scusa per le sue personali uscite a sproposito contro i meridionali. L'atteggiamento di distensione del protagonista lumbard, più che un'evoluzione culturale è apparso come un cambiamento di facciata per ottenere consensi ben oltre la "patria", considerando che l'attività politica e parlamentare del carroccio quasi per niente è rivolta al sud. Ma, alla base del risentimento meridionale per un simile interprete della politica nazionale, restano gli epiteti che, nel corso degli anni, sono stati rivolti da lui medesimo e dai suoi commilitoni contro il mezzogiorno.
Accantono, per quanto possibile, ogni invettiva di ordine politico e cedo alla tentazione di avventurarmi in un'analisi ludica dei fatti avvenuti ieri. E, allora, in quale bizzarra maniera, illustri napoletani come Totò, Eduardo e Massimo Troisi, avrebbero accolto l'insultatore pentito?

Eduardo, a cui il neorealismo deve tanto, è uno che parte dai fatti:

- Mattè, tu, nel 2009, alla sagra del cervello affumicato ... pardon, alla festa di Pontida, intonasti questo coro: "Senti che puzza, scappano anche i cani, stanno arrivando i napoletani". Ma, dico io, come ti è venuto in mente di cantare una strofa così combinata? E che diamine, siamo stati i primi a usare il sanitario più amato degli italiani, il bidet. Lo sai questo, no? Non lo sapevi. E adesso rimediamo. Dunque, la sua diffusione nel nostro paese ha inizio grazie all'innovativa regina di Napoli, Maria Carolina d'Asburgo-Lorena, che ne fece installare uno nelle sue stanze private della Reggia di Caserta. L'esemplare era composto da un catino in metallo appoggiato su una struttura di legno scuro intarsiato. Devi sapere che quando i Savoia arrivarono nel Regno delle Due Sicilie non sapevano cosa fosse. Dovendo inserirlo nell'inventario dei beni saccheggiati nella Reggia e non sapendo come definirlo, i loro commessi scrissero di uno "strano oggetto a forma di chitarra". Guagliò, ti posso assicurare che noi ci teniamo alla toilette almeno quanto tu tieni alle tue felpe!

Massimo Troisi, con l'aria più sorniona che mai:

Scusa, Mattè, ma, io questa domanda te la devo fare. Tu ... tu, per caso, eh, mica per forza, fusse nu poco accussì? ... Insomma, ogni tanto, tu, tu perdi di vista la realtà? ... Voglio dire, sai sempre dove ti trovi, non perdi l'orientamento? Che ne so, magari stai a Procida e pensi di stare in Lapponia, o nel soggiorno e ti credi in cucina ... Mattè, ecco, quello che voglio dire ... Insomma ... Mattè, fusse nu poco scemo? No, scusa se te lo chiedo, ma è per saperlo direttamente da te, così io non mi scervello toppo su 'sta cosa. No, perché io faccio veramente fatica a entrare nella tua testa. Eppure sono entrato, sempre per comprendere gli altri, nella testa di tanta gente: del sud, del nord, del centro. Ma, entrare nella tua, Mattè, sinceramente, è un'impresa! Io sono entrato in teste a forma quadrata, rotonda e pure triangolare. Ma, in una forma piatta come la tua, da cui escono parole come queste: "Chi scappa non merita di stare qui, lo considero un fannullone, e non è un caso che siano africani o meridionali ad andarsene, gente senza cultura del lavoro", resta veramente impossibile entrarci.

Infine, Totò, con la sua affabile cortesia:

- Uè, carissimo ciofecataro del profondo nord, si accomodi! Nessuna pernacchia, per carità. Prego, vuole parlare ai napoletani? E perché no?! E, mi dica, cosa le preme dire loro? Vuole, per caso, incensarli dopo averli tanto offesi e insultati? Faccia pure. In nome della democrazia lei può fare tutte le schifezze che le piacciono. Le pongo solo una condizione. Ho saputo che lei, la prossima volta vuole proferire il suo verbo scelto in Piazza del Plebiscito. Mi prometta, una volta ottenuto il permesso di poter parlare da quel luogo, che lei ripeterà ai giovani quanto ebbe a dire qualche anno addietro: "Ho letto sul Sole 24 Ore che, ancora una volta, verranno aiutati i giovani del Mezzogiorno. Ci siamo rotti i coglioni dei giovani del Mezzogiorno, che vadano a fanculo i giovani del Mezzogiorno! Al Sud non fanno un emerito c ... dalla mattina alla sera. Al di là di tutto, sono bellissimi i paesaggi al Sud, il problema è la gente che ci abita." In fondo, le chiedo solo un po' di coerenza.

Spiace per i disordini avvenuti ieri a Napoli, in occasione della pubblicizzazione della metamorfosi strategica della Lega per quanto riguarda il giudizio dell'elettorato del sud, ma l'occasione potrebbe far riflettere sulla possibilità di istituire un ordinamento a difesa della qualità etica della politica che si produce nel paese. Fino a prova contraria si è liberi di dire scemenze, soprattutto se esemplari, ma nessun organo partitico dovrebbe avere la possibilità di insultare con tanta disinvoltura una consistente fetta della popolazione nazionale. I dirigenti leghisti lo fanno da anni, salvo cambiare rotta per ragioni meramente elettorali. Evidentemente, credono che i meridionali oltre che puzzolenti siano anche infinitamente stupidi.

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