L'arco di Ulisse

5 Maggio Mag 2017 1106 05 maggio 2017

Philosophes tramvai (Divertissement in tono minore)

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"Le cose non stanno bene, don Peppì; 'a busta della spesa s'astregne sempre di più!" - dice un signore piuttosto distinto, nel tram che mi porta verso Piazza dei Martiri, a Napoli -
"Per niente! L'acqua è poca e 'a papera non galleggia!" - risponde, quasi canticchiando, un distinto anziano dalla figura molto eccentrica: forse, un artista, o chissà, un pensionato melomane - "Quando stavamo sotto ai Borboni, sapevamo chi ci fotteva e contro chi dovevamo insorgere. Ma oggi, che ci fottono tutti quanti e da tutte le parti, con chi te la prendi? La schifezza della schifezza sta in tutti i partiti, e se non la votiamo dicono pure che abbiamo rinunciato ad un nostro diritto di cittadini, come se dalla schifezza non si potesse prescindere. Voi avete capito bene, don Peppì? La schifezza è sopra le nostre teste e noi la reggiamo sulle nostre spalle: simme, o non simme strunze?!" -continua il primo-

"Vedete... non ricordo il vostro nome, scusate, voi siete il signore del quarto piano, evvero?" - fa Don Peppino - "Sì, abito all'interno sette, mi chiamo Arturo. Che, non ve ne ricordate più? Ve l'ho detto pure l'altro giorno, quando vi ho aiutato a portare la cassa d'acqua nell'ascensore."

"Sì, come no? Eh, la memoria è quella che è. Ecco, vedete don Artù, avete colto quasi nel segno, dimenticandovi, però, di un particolare: ieri, il primo figlio di una regina diventava capo di stato, e con l'aiuto dei parenti e di qualche intimo fotteva il popolo; oggi, il primo figlio di zoccola può fare altrettanto. La natura della schifezza è sempre la stessa, ma le origini sono cambiate."

"Don Peppì, mi pare pure giusto. Sapete, la schifezza, per definizione, tende a declassarsi, non a salire di rango." "Eccellente osservazione, don Artù. Ricordatevi, però, che la schifezza autentica ha lo stesso difetto dell'ascensore del nostro palazzo: quando scende ai piani bassi, scricchiola."

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