L'arco di Ulisse

29 Giugno Giu 2017 1646 29 giugno 2017

Il sud Italia secondo Briatore

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“Al Sud si va per mangiare, non per la cultura”. Questa, è l’ultima dichiarazione illuminante che proviene dalla mente eccelsa di Flavio Briatore. L’imprenditore dal pensiero irrefrenabile, in un’intervista al TgZero, su Radio Capital, ha descritto il sud Italia come un percorso culinario e nulla più, negando che possa essere interessato dal turismo culturale, a suo dire del tutto inesistente.

“Io non credo che uno per la cultura va in vacanza in Sicilia, Calabria, Puglia o Sardegna, uno va in questi posti perché c’è un mare fantastico e ristoranti dove si mangia molto bene”. “Se volete alzare l’asticella, bene. Bisogna alzare il livello delle infrastrutture. Altrimenti tenetevi i turisti in sacco a pelo che fanno pipì per strada”, ha aggiunto serafico il businessman.

Ecco, questo abile uomo d’affari va anche oltre la fenomenologia tutta italiana, che vede il cittadino medio menare addirittura vanto del patrimonio culturale della nazione, senza averne, però, consapevolezza alcuna. Briatore va al di là dell’ignoranza di questo tipo, pur restandone al di qua: egli, cioè, nemmeno prende in considerazione la possibilità che la storia millenaria del Meridione, con i suoi musei e le testimonianze architettoniche a cielo aperto, dove, probabilmente, non è mai stato, possano attirare e incrementare quel turismo culturale, stimato dagli esperti come la prima industria al mondo.

Non vi sono solo le prelibatezze gastronomiche, o i paesaggi naturali tra i presupposti fondamentali di un’offerta turistica che proietta le regioni meridionali tra le mete ambite dei viaggiatori del modo. Si desidera andare al Sud soprattutto perché, qui, vi posero radici civiltà madri che hanno fatto la storia dell’umanità, lasciandovi testimonianze che raggiungono le vette più alte dell’arte, dell’architettura, dell’estetica. E, questo, delizia la mente e l’animo di un australiano, un tedesco, o un norvegese desideroso di conoscenza, come una “frittura di paranza” sollazza il palato di un esteta da considerarsi alla stregua di Briatore.

Va da sé che dopo aver visitato monumenti come il Foro di Pompei, i Templi di Paestum, la Valle dei Santuari di Agrigento, i Sassi di Matera, le Basiliche pugliesi, i Bronzi di Riace, e tanto altro ancora, ci si può lasciare andare con piacevolezza al gusto delle tradizioni locali, assaporando “carciofi ripieni”, o “pasta alla norma”, e sorseggiando, magari, dell’aglianico di antichi vitigni provenienti dalla Tessaglia. Ma, francamente, non è certo di fronte a un piatto di “orecchiette alla cima di rape” che un turista può esser preso dalla Sindrome di Stendhal! Così, per dire.

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