L'arco di Ulisse

9 Agosto Ago 2017 1100 09 agosto 2017

Due destre monche e una sinistra breve

  • ...

Politica! Eh, sì, politica: quella cosa comunemente intesa, ormai, come deformabile e attaccaticcia, lercia e nauseabonda. L'astensionismo, talvolta, dei cittadini ne ribadisce il concetto in maniera esemplare, escludendo ogni tentativo di confutazione e qualsiasi interpretazione che voglia prestarsi alle stucchevolezze della speculazione propagandistica, del giornalismo posticcio, delle chiacchiere frou frou. Ma chi la racconta, oggi, la politica, chi ne discute e chi ne scrive? Davvero si può ancora considerarla come una materia che si presta ad analisi e ragionamenti che abbiano un senso concreto? Il fatto che essa venga praticata da persone tanto manchevoli può giustificare in qualche modo una critica altrettanto sconveniente? Dove si è visto mai che a una incapacità così manifesta, da parte della classe dirigente, corrisponda una coscienza analitica egualmente fiacca, come quella attribuibile alla critica ufficiale?

Non c'è persona semplice, umile, onesta, che non abbia della politica una concezione infinitamente più congeniale e utile di qualsiasi opinionista dei miei stivali. Il realismo e l'immediatezza di un giovane con speranze ridotte, di un disoccupato in cerca di uno spiraglio, di una donna che si divide faticosamente tra lavoro e famiglia, di un anziano senza difese, superano di gran lunga in arguzia e pertinenza i manierismi sconclusionati di chi è profumatamente pagato per divulgare ordinarie scemenze in serie, che puntualmente e impropriamente occupano i fondamentali spazi dell'informazione. Così, l'attività delle principali forze partitiche, che dà luogo a dinamiche interne per la conquista del potere, diventa l'argomento più importante da sottoporre all'attenzione generale, identificandola con l'essenza stessa della politica, alla quale ogni altro argomento, seppure di primissimo ordine sociale, deve cedere il passo.

Certo, Max Weber ha avvertito i popoli di tutto il mondo circa gli inconvenienti contemplati da una simile disciplina, dicendo loro che la politica è il monopolio legittimo dell'uso della forza, e che, in ogni caso, è aspirazione al potere. Ma, per la miseria, il suo monito non implica nessuna sorta di rassegnazione al peggio! Anzi, invita alla (re)azione più razionale, a sperimentare il futuro, magari pescando nel fondo pulito e non contaminato dell'antichità, fino ad arrivare ad Aristotele, rilanciandone la convinzione candida ed agevolissima, secondo cui la politica debba essere niente altro che l'arte di governare le società, ovvero l'abilità di organizzare e spendersi per il benessere e la felicità della collettività (polis).

Anche se Giovanni Sartori non mancava di ricordare, forse con una punta di cinismo, che la politica sia la sfera delle decisioni collettive sovrane, vi è da ritenere che una società come quella italiana avrebbe comunque bisogno di essere garantita (allertata) da una comunicazione adeguatamente critica, più consona alle molteplici esigenze popolari, che nel tempo vanno facendosi problematiche, creando disagio e insofferenza sociale. Approfittando dell'assenza di un controllo di natura intellettuale, idoneo a costituire un autentico nucleo di opposizione, anche solo ideale e non necessariamente partitico o movimentistico, la classe di turno dei politicanti abusa oltremodo della sua presunzione. Divisa in due destre monche (una esagitata e sconsiderata che muove intorno alla figura del capo carismatico e un'altra che si divide tra l’ex cavaliere e l’ambizioso guerriero leghista) e in una sinistra breve (data da un misto poco amalgamabile che contiene eminenze grigie a supporto di derivati da nomenclatura e un paladino con molto consenso della new cominication), la politica italiana si adagia placida su sciagurate posizioni di partenza verso uno dei processi più involutivi della storia della repubblica. Ma, a quanto pare, nessuna grande firma, si fa per dire, ne rende conto. Finito il berlusconismo, culturalmente deleterio, continua da anni un post-berlusconismo, socialmente disastroso. Naturalmente, gli osservatori che vanno per la maggiore non sembrano preoccuparsene, considerato che per loro si tratta pur sempre di un periodo propizio.

Il paese, dunque, in un frangente di scoramento globale, con una popolazione, in larga parte, psicologicamente provata, si ritrova un quadro politico espresso da uno schieramento che racimola, a destra, la rabbia subculturale di un movimento di non governo (M5S), residui tossici di un berlusconismo all'ultima mozzatura, le istanze retrograde e anacronistiche di un leader di livello regionale (Salvini); mentre a sinistra, si assiste al delirio degli eredi di un ideologismo mummificante, rinfrescato qua e là con una cortesia di maniera e una verve dialettica da intrattenimento, che caratterizzano tutti i componenti più rappresentativi di questa area.

Un creativo come Giorgio Gaber, del resto, aveva descritto in largo anticipo, in una celebre canzone satirica, la confusione che avrebbe regnato intorno al concetto di destra e a quello di sinistra, una volta che la politica si fosse presentata priva dei suoi contenuti. Pare chiaro abbastanza, che tra due poli laterali così concepiti, ci sarebbe finanche spazio per un centro impersonale e insignificante. Forza demoscristianizzati di maniera e di concetto, alla riscossa, ricomponetevi!

Correlati